MILANO «Caro amico Muammar, ti ho riportato a casa la ragazza». Potrebbe metterla giù così, il, Cavaliere, insaziabile amante di battute e gesti plateali, che dopo novantacinque anni di libica attesa ha predisposto l'impossibile per poter restituire proprio oggi la Venere di Cirene al colonnello Gheddafi. Scolpita nel II secolo dopo Cristo, copia romana di un esemplare ellenico, il suo scultoreo destino era stato segnato dalla conquista coloniale: nel 1913, quando la guerra italo-turca si era appena conclusa con l'occupazione della Tripolitania e della Cirenaica, la statua fu riesumata senza testa né braccia nella cittadina di Shahhat (l'antica colonia greca Cirene) da un'equipe di archeologi italiani che la trasportarono al Museo nazionale romano nelle Terme di Diocleziano. E lì rimase. Nel 2002, l'allora ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani emana un decreto per la sua restituzione che però viene impugnato dall'associazione culturale e ambientalista Italia Nostra quando la statua è già impacchettata e pronta a partire. Nel 2007, la seconda sezione del Tar del Lazio giudicandola «estranea patrimonio artistico nazionale» dichiara legittimo il decreto di restituzione. Così, dall'anno scorso, la Venere aspettava impaziente il rimpatrio nel magazzino del museo. Il tempo burocratico dell'attesa si interrompe bruscamente il 23 giugno di quest'anno: il Consiglio di Stato appone il timbro definitivo. Poi, al rientro dalle ferie, martedì scorso arriva la richiesta ufficiale: «Imballate la Venere di Cirene per un viaggio aereo. Dev'essere pronta per sabato». Il trasporto problematico persino per un volo della presidenza del Consiglio è stato organizzato in fretta ma con accuratezza: imballaggi multipli e una doppia cassa ammortizzata lunga più di due metri. Dopo l'autostrada che dovrebbe correre da Ra's Ajdir ad Assaloum, l'impegno a costruire alloggi per i familiari delle vittime del colonialismo italiano e lo sminamento di vecchi ordigni della Seconda guerra mondiale ancora nascosti in loco, nel lungo negoziato con la delegazione del governo libico Berlusconi ha voluto giocarsi anche la carta della Venere: «La porterò io personalmente». Dopo quasi un secolo. La scultura era stata trafugata nel 1913, Urbani decise di «rimpatriarla» nel 2002 La Venere di Cirene Rinvenuta nel 1913 da un'equipe di archeologi italiani nella città libica di Cirene, la Venere fu trasportata in Italia e rimase al Museo nazionale di Roma fino al 2002, quando l'allora ministro dei Beni Cultuiali Urbani emanò un decreto per la restituzione, bloccata dall'associazione Italia Nostra. Nel 2007 il Tar del Lazio dichiara legittimo il decreto di restituzione e oggi Berlusconi la riporta personalmente al colonnello
E la Venere di Cirene torna in aereo con Silvio
Il colonnello Muammar Gheddafi ha ricevuto la Venere di Cirene, una scultura romana del II secolo dopo Cristo, che era stata trafugata nel 1913 da un'equipe di archeologi italiani nella città libica di Cirene. La statua era stata trasportata in Italia e rimase al Museo nazionale di Roma fino al 2002, quando l'allora ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani emanò un decreto per la restituzione. Tuttavia, l'associazione Italia Nostra impugnò il decreto e il Tar del Lazio dichiarò legittimo il decreto di restituzione nel 2007. Oggi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha deciso di riportare personalmente la statua al colonnello Gheddafi.
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