Più di mille firme sono state raccolte in pochi mesi per la salvare il Forte Bravetta, dal progetto di cartolarizzazione di uno degli immobili di proprietà dello Stato non più necessari per usi militari. Un pezzo di storia importante per gli abitanti del Municipio XVI, dove nel corso della seconda guerra mondiale e della Resistenza sono state fucilate oltre cento persone, fra cui il sacerdote Don Luigi Morosini e molti partigiani. «Con la raccolta delle firme vogliamo sensibilizzare le istituzioni a non dismettere un patrimonio storico e culturale come questo, che rischia di diventare, se venduto ai privati, un grande centro commerciale o una struttura alberghiera». Spiega il presidente del comitato Forte Bravetta, Salvatore Biondo, che lancia una controproposta: All'interno del Forte Bravetta dovrebbe nascere un Museo della Resistenza, e l'intera area dovrebbe diventare un importante polo culturale e ricreativo». Su questo concorda il presidente del Municipio XVI, Fabio Bellini, che sottolinea come la dismissione sia legata «prima di tutto al vincolo della Memoria, e poi al vincolourbanistico, in quanto il Forte Bravetta si trova all'interno della Riserva Naturale della Valle dei Casali, quindi non si può assolutamente costruire, a meno che non si disponga un cambio di destinazione d'uso». Dall'Agenzia del Demanio, a cui è passato il Forte Bravetta nel febbraio del 2007, fanno sapere che la scelta della destinazione d'uso avverrà d'intesa con il Comune, al momento non c'è nessuna indicazione a riguardo: «I piani di valorizzazione che si sottoscrivono con i Comuni danno le linee guida sulla fattibilità urbanistica. Non è compito del Demanio stabilire gli usi, questo spetta agli enti locali». Rispetto a questo rassicurazioni arrivano dal sindaco Alemanno, che pur dovendo ancora studiare approfonditamente la questione, dichiara di essere disponibile a valutare l'ipotesi di istituire un Museo della Resistenza, e a tenere conto di tutte le richieste dei cittadini e del Municipio XVI.