NAPOLI - Signore e signori, tra le rovine di Pompei va in scena la disfida dell'upupa. Schermidori d'occasione sono i redattori di due quotidiani, politicamente agli antipodi, e cioè Libero di Vittorio Feltri e l'Unità della neodirettrice Concita De Gregorio. Perché "disfida" e perchè "upupa"? Presto detto: accade che il 28 agosto Stefano Milani, firmi per il giornale fondato da Gramsci un robusto articolo (titolo: «L'upupa di Pompei sbugiarda Biondi») in cui alterna squisitezze meramente ornitologiche alla tesi di fondo: agli Scavi di Pompei non tutto va in malora, anzi. Infatti, «l'upupa - scrive Milani - dalla cresta a ventaglio e le piume bianche e nere, amata dai letterati e dagli artisti dell'antica città romana che la raffigurarono in alcuni affreschi» ha fatto la sua coloratissima ricomparsa nel sito archeologico campano. «Vi sembrerà una notizia ornitologica e senza dubbio lo è, ma l'upupa [...] in modo un po' curioso è una risposta indiretta e tempestiva al ministro per i beni culturali Sandro Bondi». Secondo Milani, insomma, il simpatico pennuto segnalerebbe «a noi umani» che l'ambiente pompeiano «è migliorato assai». Possiamo concordare o meno con l'ottimismo targato upupa. Fatto sta che Alessandro Gnocchi di Libero non poteva lasciarsi sfuggire l'occasione per smontare, con chili e chili di sarcasmo, la teoria del rinascimento (ornitologico) degli Scavi, da un mese addirittura commissariati. Partendo dalla prima pagina, scrive il pezzo «L'Unità s'affida all'uccello per rilanciare Pompei». Con un titolo del genere ogni commento a margine è superfluo, anche se per saggiarne meglio l'ironia è utile riportare la chiosa finale: l'upupa, dice Gnocchi, «è stata a lungo calunniata a causa del suo grido monotono e sinistro. Si diceva menasse gramo». Mentre tutta Pompei, oggi come oggi, incrocia le dita.