Se non fosse per la tramoggia della vecchia cava trasformata illegalmente in salottino o per la centralina dellEnel tinta di rosa e fatta passare abusivamente per palazzina di uffici, il casale nel verde venduto dai Salabè ad Andrea Meschini sarebbe uguale alle altre preesistenze della Farnesiana: intatto. Infatti, la tenuta di 25 ettari circa, vincolata alla metà degli anni Novanta e inserita nel Parco regionale dellAppia antica, presenta quel continuum tra natura e archeologia, economia rurale e architettura medievale, che costituisce per Salvatore Settis la peculiarità del patrimonio italiano, il marchio distintivo «dellidentità nazionale». Si tratta di un pianoro, costituito dalla colata lavica che dallAppia declina sino allArdeatina, che il Piano di assetto del parco (pronto da anni ma ancora in attesa del via libera della Regione) prevede diventi di proprietà pubblica. La Soprintendenza statale è pronta ad entrare in possesso del casale già Salabè. Mentre lente Parco ha avviato i lavori di restauro delle Vignacce: il casale settecentesco ospiterà un centro studi, per documentare lattività agricola dalletà romana (vi coltivavano anche le rose) a quella medievale (soprattutto vigne), fino allOttocento; ma anche alcune stanze da letto, modello per quella tipologia di attività ricettive "leggere" - stazioni di riposo per cicloturisti o per i podisti del trekking - che la tenuta, venduta nel 1810 dai Farnese ai Torlonia, e oggi per lo più di proprietà della Farnesiana srl, potrà ospitare in un quadro di predominante conservazione del paesaggio rurale e delleconomia agricola. La Farnesiana, visitabile solo grazie alle passeggiate organizzate dalle guide del Parco, è parte del pianoro denominato Zampa di Bove, estremità di quella colata che ha nella tomba di Cecilia Metella il Capo di Bove. È fiancheggiata dalle antiche Appia e Ardeatina ma era percorsa in antico da una fitta rete viaria, tra cui la via Asinaria, di collegamento tra le varie ville romane, ancora tutte da scavare seguendo i resti affioranti. Ad esempio, le strutture depoca romana sepolte sotto la diruta torre di Zampa di Bove, alta 15 metri e appartenente a un castelletto medievale, affiancata dalla rovina di un edificio detto "ninfeo" per la presenza di una piccola abside. La tenuta delle meraviglie conserva inoltre il più grande bosco di querce del parco: lecci, roverelle, e sughere. Ed è nel sottobosco di biancospini e marruche che i guardiaparco, coordinati da Guido Cubeddu, tendono le reti per la cattura di upupe, civette e picchi verdi che, ricevuto lanello intorno a una zampa, vengono poi liberati. E tornano così a volare intorno ai resti delle 5 torri medievali di vedetta, innalzate sfruttando al meglio i dieci metri di altezza, sul livello della campagna, del pianoro lavico costruito dallultima fase di attività del Vulcano Laziale, 190mila anni fa. Da lassù, è assicurato il belvedere sulla Città Eterna, dal Colosseo alla cupola di San Pietro. Ed è possibile zoomare sullintegrità di natura e cultura di questo lembo di campagna romana faticosamente sottratto allavanzata dei palazzi moderni.
ROMA - Il casale degli abusi edilizi nel parco delle meraviglie
Il casale nel verde, venduto dai Salabè ad Andrea Meschini, sarebbe stato intatto se non fosse stato per la trasformazione illegale della vecchia cava in salottino. La tenuta di 25 ettari, vincolata agli anni Novanta, presenta un continuum tra natura, archeologia, economia rurale e architettura medievale. Il Piano di assetto del parco prevede la proprietà pubblica del pianoro. La Soprintendenza statale è pronta ad entrare in possesso del casale. Il Parco regionale dellAppia antica ha avviato i lavori di restauro delle Vignacce, che ospiterà un centro studi per documentare lattività agricola dalletà romana e medievale.
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