Una sonora «porcata». Lo scrittore, attore e sceneggiatore Giancarlo Mannelli non lascia nulla ad intendere: che gli schermi digitali facciano irruzione a Piazza San Marco non gli va proprio giù. E precisa: «Se trasmettessero i lavori di restauro all'interno dei palazzi, se venissero usati per fare videoconferenze allora la cosa diventerebbe anche interessante. Ma fatta così è semplicemente una porcheria. Perché a questi che sborsano i soldi non basta più la cartellonistica e usano il digitale perché è ancora più influente dal punto di vista della promozione. Di multimedialità c'è poco, di multi-idiozia c'è invece tanto». Il vicentino, finalista del Campiello nel 2006, boccia in toto l'idea, anche se, ammette, «piuttosto che i palazzi cadano a pezzi è meglio cedere ai cristalli liquidi». Tuttavia, è il principio alla base dell'iniziativa che va infuriare lo scrittore. «La cosa più irritante è piantare degli schermi ultra mega leggeri e tecnologici quando sappiamo tutti che a Venezia per fare un ponte ci vogliono 15 anni oppure per spostare una panchina ne servono due - affonda - in una città dove ci sono 85mila divieti questo lo permettiamo perché questa gente caccia i soldi. Io detesto la pubblicità, ma a me piacciono ad esempio i cartelloni che raffigurano come diventerà il monumento dopo il restauro. In questo modo, invece, giustifichiamo un obbrobrio».