Si parte a Venezia, Curti: «Anche Verona deve farlo». La Perbellini: valutiamo In attesa di disposizioni ufficiali, due strutture hanno dato istruzioni agli operatori di muoversi in questo modo Una stanza per il riconoscimento dei visitatori nelle sedi del polo museale veneziano, Accademia inclusa. Iniziativa che il direttore della cooperativa Verona 83 propone di fare anche a Verona In attesa che la soprintendenza prenda una posizione ufficiale, Adriana Augusti, direttrice della galleria Franchetti di Ca' d'oro e responsabile pro tempore del polo, ha dato disposizioni per risolvere salomonicamente il problema delle donne con il velo dopo il caso del guardiano di Verona 83 che ha allontanato una islamica. Già da ieri a Venezia c'è una sorta di filtro per venire incontro alle islamiche che non vogliono visitare le sale a volto scoperto e per garantire allo stesso tempo l'identificazione e la sicurezza. Dal canto suo l'assessore alla Cultura di Palazzo Barbieri, Ermina Perbellini, è possibilista: «E' ipotizzabile ma è un problema di spazi, va valutato se nelle nostre strutture è praticabile. Dovrei parlarne in maniera più approfondita con Curti». La sala «Polemiche come quelle sollevate in questi giorni - spiega il presidente di Verona 84, il veronese Gianni Curti - si sono già accese in passato: per questo le Gallerie dell'Accademia hanno pensato di allestire una stanza in cui le visitatrici potranno togliere il velo per essere identificate da una impiegata. Anche Verona deve attuare questa iniziativa». Il caso del giovane guardasala della cooperativa scaligera che nel museo veneziano di Ca' d'Oro ha fermato una donna col niqab rispedendola all'ingresso (per le invettive del direttore dei musei civici Giandomenico Romanelli ha anche rischiato il licenziamento), sottolinea nuovamente ambiguità e carenze normative del codice. Di qui il solito corollario di polemiche. «Ho dovuto agire in fretta e in attesa di indicazioni più precise dal ministero per rispondere al disagio degli operatori e questa mi è sembrata la soluzione migliore. Non è necessario utilizzare delle stanze spiega la direttrice del museo veneziano Cà d'oro ma luoghi in cui la privacy delle persone venga comunque rispettata». Il riconoscimento sarà effettuato solo quando gli operatori lo riterranno necessario e, nel caso di donne col velo, sarà un agente donna a effettuare l'identificazione nel pieno rispetto delle tradizioni orientali. Il governatore Intanto nel mondo politico la polemica infiamma e molti si schierano dalla parte del giovane. Tra questi il presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan: «In Italia esistono leggi e circolari ministeriali che, tra il 1975 e il 2000, hanno, con spirito di tolleranza, comunque normato una questione assai delicata: ogni genere di copricapo va bene purché mantenga il volto scoperto. Pertanto prosegue Galan bene ha fatto il giovane lavoratore quando ha deciso di chiedere informazioni sul da farsi di fronte ad una donna invisibile». Dal canto loro gli albergatori invitano ad «avere attenzione per i musulmani». La lega Dice la propria anche il sottosegretario alle infrastrutture Roberto Castelli che chiede l'intervento del ministero degli interni affinchè sia legittimato il comportamento del ragazzo: «Spero che Maroni intervenga al più presto in difesa dell'onesto lavoratore del museo». Il sindaco II giovane potrà comunque dormire notti tranquille perché in serata è arrivato l'annuncio che non perderà il posto di lavoro. La notizia giunge direttamente dal sindaco Cacciari: «Non licenziamo nessuno questo è certo dice il sindaco Ma come potremmo licenziare uno, semplicemente perché è stato un po' stupidino e non ha lasciato entrare una col velo?». E conclude: «Se il nostro regolamento è sbagliato, lo cambieremo». Linea dura Verona ragiona esattamente all'opposto: «I dipendenti dei musei veronesi devono applicare la normativa, perciò se si presenta una signora col viso coperto, devono invitarla ad abbassare il velo per rendersi riconoscibile, altrimenti devono spiegarle che non può entrare», afferma ancora l'assessore Perbellini. Per la direttrice del Museo di Castelvecchio, Paola Marini, «si tratta di una questione di equilibrio e di sensibilità. In altre parole, è giusto che un visitatore con il volto coperto da una maschera o da un passamontagna non venga fatto entrare, ma non è corretto non rispettare i costumi tradizionali dei nostri ospiti, impedendo loro l'accesso al patrimonio culturale cittadino. Anche perché esistono un sistema di sorveglianza e un impianto di allarme proprio per garantire la sicurezza delle opere». Per quanto riguarda l'addetto ai controlli, Marini sostiene che «avrebbe dovuto confrontarsi con il responsabile del museo prima di attuare qualsiasi decisione».