Celebrazioni spostate nel vano scala. Danni per 500mila euro Un tempio di fortuna allestito nell'androne delle scale. Qualche panca, un altare. E così che la comunità ebraica va avanti da mesi, da quando la sinagoga (inaugurata a fine Cinquecento) è stata dichiarata inagibile. La facciata, passando per via Palestra, è intatta. Perfetta dopo che, nel 1996, l'allora Ente Cassa di Risparmio di Pisa finanziò il restauro esterno. Ma è il tetto, le strutture portanti della copertura ad essere ormai pericolanti. L'ultimo restauro, ad opera dell'architetto piemontese Marco Treves, risale al 1863-67. Per salvare tetto e sinagoga (compresi gli intonaci decorati che stanno venendo giù pezzo per pezzo) ora ci vorrebbero dai 400 ai 500mila euro. Undici mesi fa il primo crollo tamponato con un intervento d'urgenza costato 25mila euro. Un buco non solo nel tetto ma anche nel bilancio della comunità, la più antica in Italia dopo quella di Roma. Poi, lo scorso marzo, il secondo e definitivo crollo: se nei mesi precedenti qualche apertura straordinaria era stata concessa (l'arrivo di una delegazione internazionale, la festività di Hannukkah), a primavera la sala delle preghiere al secondo piano chiude del tutto. Celebrazioni trasferite nel vano scala, porte sbarrate per l'ormai imminente Giornata Europea della Cultura Ebraica (il 7 settembre), stop alle scolaresche e cambio di location per i concerti del festival Nessiah in programma ad ottobre. Sorpresi anche i tanti turisti che, guida e cartina alla mano, si soffermano in via Palestro cercando l'ingresso della sinagoga. «E' la vita della comunità, non solo le funzioni religiose, ad essere bloccata da quasi un anno». A parlare è il consigliere Emanuele Pazzagli, portavoce di tutta la comunità ebraica pisana: «I sopralluoghi hanno evidenziato grossi problemi strutturali quindi, nonostante qualche lavoretto in questi mesi sia stato effettuato a nostre spese, non è stato più possibile aprire la sinagoga. Nel frattempo abbiamo commissionato un progetto di ricostruzione. E' pronto. E' stato anche tradotto in inglese perché abbiamo intenzione di chiedere aiuto ad associazioni ebraiche internazionali». Intanto la comunità ha bussato a diverse porte: dal Monte dei Paschi di Siena alla Fondazione Cassa di Risparmio che ha dato la propria disponibilità per il recupero almeno della parte artistica. Della situazione, oltre alle istituzioni cittadine e alla Regione Toscana, sono comunque stati messi a conoscenza anche la Presidenza della Repubblica, il Consiglio dei Ministri e l'attuale Ministro della cultura Sandro Bondi. Qualche lettera di risposta e solidarietà è arrivata. Ma niente di più. «In realtà spiega Pazzagli ci basterebbe una base finanziaria per poi richiedere i fondi che lo Stato stanzia abitualmente per la salvaguardia del patrimonio culturale ebraico in Italia. C'è una legge, la 175 del 2005, che lo permette. Ma in questo momento non è possibile neanche inoltrare la domanda. Le nostre casse conclude Pazzagli sono vuote». Ma la sinagoga, questo è chiaro, è patrimonio di tutta la città. Non solo dei 120 iscritti alla comunità ebraica pisana.