Venezia, si del Comune all'uso di "cartelloni digitali" da 250 metri quadri in cambio del restauro di cinque edifici storici. Soprintendenza e giunta dovranno approvare i "messaggi" con due settimane di anticipo. Gli interventi potranno durare fino a sei anni All'inizio tutto era vietato: nessuna reclame sui palazzi e lungo il Canal Grande. Ma in pochi anni è stata una rivoluzione: giganteschi pannelli sulle facciate degli edifici, impalcature trasformate in mega-poster e ora arriveranno i grandi schermi digitali. Il "giro di vite" arrivò alla metà degli anni Novanta. La breccia nelle strette maglie dei divieti si ebbe grazie a un regolamento comunale che, in qualche modo allargò le maglie delle iniziative di sponsorìzzazione in città. Fino ad allora, in maniera ferrea, non si poteva fare pubblicità di alcun tipo lungo il Canal Grande, salvo qualche raro caso di informazioneistituzionale, oppure sulle fiancate dei vaporetti e tanto meno "ricoprire" i palazzi con il faccione di qualche modello pronto ad indossare quell'orologio o quel paio di occhiali. Poi, complice anche la crisi economica e la mancanza di fondi per la tutela dei beni culturali veneziani, arrivò la prima "rivoluzione dell'immagine". Ad aprire il varco fu probabilmente l'avvio dei lavori all'edificio dell'ateneo di Ca' Foscari. Con le prime impalcature, apparve in maniera sobria il logo dell'impresa che aveva vinto l'appalto per i restauri. Da quel momento fu un fiume in piena: giunsero prestigiose ditte nazionali e internazionali insieme ai marchi delle imprese venete, pronte alla conquista dell'immagine e di un palcoscenico unico come quello del Canal Grande e del centro storico lagunare. Ora per Venezia si annuncia una nuova "rivoluzione" nell'uso pubblicitario della città. Vicino alle grandi rèclame che da tempo ormai incombono dalle facciate di Piazza San Marco e altri edifici come Palazzo Ducale e Ca' Giustinian, arriveranno anche i maxischermi digitali, con almeno una superficie di 250 metri quhdrati. Così, l'area marciana, almeno per tutto il tempo necessario agli interventi di restauro - secondo un programma di lavori previsto di almeno 72 mesi, ovvero sei anni - potrebbe assomigliare alla New York di Times Square in versione Vecchia Europa, con pubblicità luccicanti, notizie in sovraimpressione e magari anche l'indice Dow Jones. Ecco cosa "contiene" la delibera 488 della giunta comunale intitolata sobriamente "Spazi pubblicitari sulle facciate dl Palazzo Ex Reale, Ala Napoleonica e Facciata dell'Ascensione" approvata il 5 agosto scorso che accoglie le proposte inserite in una convenzione stipulata dalla-Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia con due aziende, una italiana e una maltese, per il restauro degli edifici monumentali del salotto buono" d'Europa. All'origine di tutto c'è senz'altro la scarsità di fondi, considerati i pochi spiccioli che lo Stato può erogare al giorno d'oggi per la conservazione del patrimonio immobiliare veneziano. Così, la giunta comunale, dopo aver valutato il piano della Soprintendenza per i Beni architettonici, ha concesso la deroga alleoperazioni di sponsorizzazione indicate dalla convenzione stipulata dall'organo periferico del Ministero per i Beni culturali con due società: la Remedia International Limited con sede a Floriana, sull'isola di Malta e la Ger-so srl, azienda italiana con sede a Monte San Pietro in provincia di Bologna. Le due ditte, come indicato dall'accordo con la Soprintendenza sottoscritta il 17 luglio scorso, si sono impegnate a finanziare e ad eseguire, con la formula della sponsorizzazione pubblicitaria, il restauro di cinque edifici storici: Palazzo ex Reale e il lato delle Procuratie Nuove, Biblioteca Marciana, Zecca, e le due facciate del Museo Correr (Ala Napoleonica e Calle dell'Ascension) senza alcun onere per la Soprintendenza, per un totale di oltre 3 milioni e 600 mila euro. Così, secondo la delibera comunale, ora le installazioni pubblicitarie digitali potrebbero fare capolino in Piazza "bombardando" veneziani e turisti con una selva di messaggi visivi. Ma non è tutto. Considerando i tempi dei restauri, l'accordo tra Soprintendenza e le due società, con l'avallo di Ca' Farsetti, ha consentito che la Remedia Ltd. abbia ottenuto anche l'esclusiva dello sfruttamento pubblicitario delle superfici occupate dai ponteggi per tutto il tempo di esecuzione delle opere. Ovviamente la società maltese non avrà mano libera. Soprintendenza e Comune si sono riservati di valutare, almeno con quindici giorni di anticipo sull'esposizione, i messaggi fissi o a soggetto variabile (quelli dei maxischermi) per impedire l'uso di informazioni pubblicitarie contrarie alle pubblica decenza e al buon gusto. Per il resto, tutto potrà essere consentito. Infine, sempre per andare sul velluto, le aziende coinvolte nei restauri in Piazza San Marco ha nno ottenuto-due ulteriori facilitazioni: saranno esonerate dall'imposta per la pubblicità relativa ai messaggi sulle impalcature, e dall'imposta per l'occupazione di suolo pubblico sui ponteggi. Motivo? L'introito della sponsorizzazione è destinato esclusivamente ai restauri. La scelta per far fronte alla cronica mancanza di fondi. L'accordo con un'azienda italiana e auna maltese
VENEZIA. Pubblicità a San Marco, arrivano i maxischermi
La giunta comunale di Venezia ha approvato una delibera che consente l'uso di "cartelloni digitali" di 250 metri quadri in cambio del restauro di cinque edifici storici. Le installazioni pubblicitarie digitali potrebbero essere esposte in Piazza San Marco e altri luoghi storici della città. La Soprintendenza ai Beni Architettonici di Venezia ha stipulato una convenzione con due società, una italiana e una maltese, per il restauro degli edifici monumentali. Le società si sono impegnate a finanziare e ad eseguire il restauro con la formula della sponsorizzazione pubblicitaria.
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