ROMA Il Grande Fratello non ricomincia solo in tivù, ora entra anche in un museo. Ovviamente in una versione più soft di quella che penetra nelle nostre case dagli studi di Cinecittà. Non usa telecamere, ma trasmetdtori che emettono impulsi a raggi infrarossi; non microfoni per i visitatori, ma ricevitori di segnali da tenere al collo. Non c'è la presentatrice Barbara D'Urso a dettare regole, ma la direttrice dell'Istituto italiano di archeologia sperimentale di Genova Antonella Traverso. Che oggi al Museo preistorico ed etnografico Pigorini di Roma presenterà i risultati del primo esperimento di analisi elettronica del pubblico. Per dieci mesi 150 trasmettitori accanto a pannelli e vetrine, all'ingresso delle stanze del Pigorini e nei meeting point, hanno spiato e cronometrato i movimenti dei visitatori. Così che i tecnici dell'Istituto genovese hanno potuto ricostruire i percorsi di ciascuno, capire quali sezioni del museo o quali vetrine ha visitato con più attenzione e quali meno, o quali ha trascurato. Sapere con esattezza quanto tempo ciascuno ha dedicato alle sezioni del museo, alle sale, alle opere. Quanto tempo ha impiegato per orientarsi e quanto nei punti di sosta. Le scoperte sono sorprendenti. La maggior parte dei visitatori si sofferma molto su vetrine tematiche realizzate secondo schemi tradizionali, come quella sulle materie prime e le fonti di approvvigionamento nel Neolitico, e trascura ambientazioni spettacolari come le raffinate ricostruzioni di sepolture. E sorvola sulla nuova sala dove bellissime ricostruzioni di situazioni di scavo spiegano i moderni metodi di studio del passato. «Una sala che ha ricevuto recensioni entusiastiche sia in Italia che all'estero», commenta la direttrice del museo Maria Antonietta Fugazzola. «Ed è molto apprezzata da chi la visita con l'ausilio di una guida, perché racconta al pubblico il mestiere dell'archeologo. Credo che per il visitatore singolo servano più aiuti visivi all'orientamento». Si è scoperta nel museo una zona d'ombra dove non va quasi nessuno, l'appartata sala sulle culture dell'Egeo forse troppo poco segnalata. E si è notato che, come accade spesso nei musei, le ultime vetrine sono le più penalizzate. Peccato che la sezione Preistoria si concluda con la Fibula prenestina, uno dei tesori d'Italia ma poco apprezzato dal pubblico. Che invece adora lo show sulle origini dell'uomo: uno spettacolino fatto di quadranti luminosi e reperti. Il telemonitoraggio è implacabile. Mette il museo a nudo, identifica i suoi punti di forza e di debolezza, mostrando dove le scelte di comunicazione devono essere migliorate. «Perché scopo di un museo non è solo avere sempre più visitatori ma fornire loro un servizio di qualità», spiega Traverso. «Il telemonitoraggio è un metodo oggettivo per capire cosa il pubblico recepisce dalla visita a un museo. Finora le indagini erano affidate a ricercatori che intervistavano i visitatori, osservavano i loro comportamenti, facevano compilare questionai. E i dati ottenuti erano mediati dall'interpretazione umana». «Però solo dal questionario si può sapere perché un visitatore è passato oltre una certa vetrina», osserva Fugazzola. «Per ottenere una giusta valutazione, i due metodi andrebbero affiancati. Anche se le informazioni fornite dallo strumento elettronico sono insuperabili».
Un occhio elettronico spia il museo
Il Museo preistorico ed etnografico Pigorini di Roma ha presentato i risultati del primo esperimento di analisi elettronica del pubblico. Per dieci mesi, 150 trasmettitori hanno spiato e cronometrato i movimenti dei visitatori, ricostruendo i percorsi di ciascuno e capendo quali sezioni del museo o vetrine hanno ricevuto più attenzione. Le scoperte sono sorprendenti, con la maggior parte dei visitatori che si sofferma su vetrine tematiche tradizionali e trascura ambientazioni spettacolari. La sala sulla cultura dell'Egeo è stata identificata come una zona d'ombra, mentre le ultime vetrine sono state penalizzate.
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