Per meglio svolgere la propria missione istituzionale, è necessario che i Parchi - nazionali e regionali - agiscano in collaborazione gli uni con gli altri. E' necessario cioè creare delle reti tra le diverse aree protette, soprattutto tra quelle che operano su territori confinanti o vicini. Ciò consente di "replicare" le buone prassi, di portare avanti progetti comuni, di lavorare in modo ancora migliore per lo sviluppo del territorio. In Italia, l'esempio di rete tra aree protette al quale guardare è quello del Lazio, dell'Agenzia regionale Parchi della regione, nata nel 1993 ed al momento unica nel panorama peninsulare. Un esempio del quale hanno parlato Iacopo Sinibaldi e Vito Consoli nel corso del convegno feltrino "Parchi per una sola Terra". «La nostra Agenzia», hanno raccontato, «è nata come ente di supporto tecnico e amministrativo alle aree naturali protette regionali. I principali compiti istituzionali che dobbiamo seguire riguardano: la formazione e l'aggiornamento permanente di tutto il personale delle aree protette laziali; l'assistenza agli Enti gestori nelle fasi di prima attivazione, nella gestione e nella redazione del Piano del parco; la ricerca di aree regionali meritevoli di tutela e da destinare ad aree protette; il concorso nella valutazione di programmi e Ppogetti di settore che incidono o riguardano il sistema delle aree protette; la valorizzazione e l'uso sostenibile delle risorse naturali». In realtà, in questi anni l'Agenzia ha svolto attività di formazione anche per il personale di altri parchi nazionali ed ha promosso anche corsi per guide naturalistico-ambientali. Seguendo un ricco programma di attività di promozione territoriale, di pianificazione e di educazione ambientale - con un occhio di riguardo alle scuole. «Noi cerchiamo di portare avanti una politica di governance tra le diverse aree protette della nostra regione. Abbiamo 17 parchi regionali, 29 riserve regionali, 22 monumenti naturali, 18 Sic e 41 Zps. E interessiamo 120 Comuni. Non rimaniamo però rinchiusi all'interno dei confini, ma ne usciamo, per allargarli e per coinvolgere tutti i soggetti che possono insistere sul territorio e che possono essere interessati al suo sviluppo». In questi anni, in particolare, l'Agenzia regionale Parchi del Lazio ha presentato, proposto e realizzato serie di programmi strategici che hanno tratto spunto dalle esperienze internazionali, dalle tendenze nazionali e dalle esperienze regionali. Programmi che sono stati declinati in specifici progetti per applicare le linee guida su scala locale, adattandoli alle realtà ed alle esigenze specifiche di ogni area. Inoltre, soprattutto nell'ultimo periodo, è aumentata la cooperazione con le aree protette delle altre regioni italiane e del resto d'Europa. «Abbiamo monitorato le attività di collaborazione già esistenti, al fine di modificarle ed ampliarle. Tra i modelli di buone prassi, pensiamo alle collaborazioni della riserva naturale di Monterano, ad esempio con la Repubblica democratica del Congo per un vivaio e delle attrezzature scolastiche. Monte Rufeno ha lavorato in una riserva della Tanzania. Tutto questo è stato possibile anche grazie al fatto che la Regione ha unificato in un unico assessorato le tematiche all'ambiente ed alla cooperazione tra i popoli». Guardando ai progetti ed ai programmi, sono emersi punti di forza e di debolezza, da replicare quali buone prassi i primi, da correggere i secondi. Tra i punti di forza, l'attivismo, la capacità d'iniziativa e di coinvolgimento delle realtà presenti sul territorio. Tra le debolezze: la frammentarietà e l'estemporaneità di molte iniziative, scaturite da singoli contatti più che da strategie a lungo termine. Ciò ha portato a comprendere la necessità di un approccio di sistema, per non disperdere energie. «Ci sono a volte attività legate tra loro, ma portate avanti in modo singolo, all'insaputa gli uni degli altri, che se fossero messe assieme e coordinate potrebbero svolgersi in modo più chiaro e sicuro, con un minor dispendio di energie e di soldi, e con certezza di maggiori e migliori risultati. Le cooperazioni possono essere sia a livello regionale, che interregionale, che internazionale. Ciò che è importante è il non procedere in modo singolo, soprattutto laddove c'è vicinanza geografica e di intentiinteressi».
In Lazio le aree protette fanno rete
L'Agenzia regionale Parchi del Lazio è un ente che agisce in collaborazione con le aree protette regionali e nazionali per migliorare lo sviluppo del territorio. La sua missione è di creare reti tra le aree protette, riprodurre buone prassi e lavorare insieme per lo sviluppo del territorio. L'Agenzia ha presentato e realizzato programmi strategici basati su esperienze internazionali e nazionali. Ha anche aumentato la cooperazione con aree protette di altre regioni italiane e europee. L'Agenzia ha identificato punti di forza e debolezza nelle attività, come l'attivismo e la capacità di coinvolgimento, ma anche la frammentarietà e l'estemporaneità delle iniziative.
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