«L'istituto di cultura italiano a Paigi diventerà uno strumento al servizio della politica di Silio Berlusconi?»: se lo è chiesto, il 24 gennaio, il quotidiano Le Monde. Spunto, la cancellazione dai programmi dell'ex-settecentesco hotel particulier di rue de Varenne (per la prossima primavera o per sempre?, si chiedono), di una delle attività-cardine dei nostri Istituti di cultura: l'insegnamento della lingua italiana. Uno spunto che al quotidiano parigino è servito per sottolineare come il cambio della guardia abbia portato da novembre alla direzione dell'Istituto Giorgio Ferrara, «uomo di teatro ma anche fratello di Giuliano Ferrara, ex-ministro ed ex-portavoce del primo governo Berlusconi, nel 1994, poi fondatore del Foltio». Ferrara, nel gran can can delle nuove nomine dei direttori di «chiara fama», è succeduto a Guido Davico Bonino che, a scadenza del primo mandato di due anni (era sotto processo alla Farnesina per aver ospitato in Istituto una mostra di Altan che conteneva una tavola sul «cavalier Banana»), non ha voluto chiedere la conferma per il secondo biennio. Le Monde (i francesi, si sa, detestano il berlusconismo...) agita una tempesta in un bicchier d'acqua? Vediamo anzitutto la concretissima vicenda. E' datata 13 gennaio una lettera che l'associazione «Vitalia», che da anni svolge i corsi di italiano per l'Istituto, manda ad alcuni giornali: lamenta la «maniera unilaterale» in cui è stato interrotto il rapporto, «in gran silenzio e senza comunicazioni scritte per evitare ogni manifestazione di protesta e quindi ogni scandalo», «il disprezzo» con cui sono stati trattati gli 850 allievi e gli otto insegnanti di «Vitalia». E annuncia appelli allo stesso Ferrara, all'ambasciatore italiano a Parigi e alla Farnesina. I professori dicono poi, a voce, di aver saputo il tutto solo da un pezzo apparso il 9 gennaio sulla Stampa, che ne parlava a margine del racconto della serata a inviti (Claudia Cardinale ed Eric de Rotschild, Giorgio Forattini e Alain Touraine, più molto sangue blu, Aldobrandini, Borbone di Parma, de Luxembourg, per lo spettacolo sulla Duse, interpretato dalla moglie di Ferrara, Adriana Asti), con cui il neodirettore ha inaugurato il suo mandato. E' successiva, del 12 gennaio, in effetti, la lettera che Ferrara ha spedito agli allievi. «Vitalia», tanto per chiarirci le idee, è un'associazione senza scopo di lucro - che riunisce otto insegnanti di italiano - nata nel '98. Nel frattempo, la legislazione francese sul lavoro però è cambiata, sicché l'Istituto, in autunno scorso, avrebbe dovuto modificare il regime contributivo degli insegnanti. « Io ho preso l'incarico il 3 novembre e ho trovato una disdetta formale di "Vitalia" in base alla nuova legge. Nonostante questo, purtroppo, erano state fatte partire le iscrizioni ai corsi per la prima sessione, quella autunnale, che infatti si sta svolgendo. Ma non c'era chi gestisse la sessione prossima, di primavera» spiega Ferrara. «D'intesa con ambasciata e Ministero abbiamo trovato la soluzione di un bando per reclutare nelle università italiane laureati con 110 e lode. Ma i tempi sono lunghi. D'altronde per la sessione di primavera non c'erano iscrizioni». Insomma, colpa del tutto sarebbe soprattutto la maledetta coincidenza tra il cambio di regime contributivo in Francia e la vacanza della carica di direttore a rue de Varenne. In verità però, aggiungiamo, di iscritti ce n'erano: le centinaia di allievi che avevano comprato il «pacchetto» per le due sessioni con sconto (sul bollettino di dicembre ,2003 dell'Istituto è ancora pubblicizzato). In verità la gestione precedente aveva lasciato nelle casse di rue de Varenne 450.000 euro che potevano risolvere il problema di contributi senza licenziare gli otto sperimentati insegnanti e, sottolineano loro, sostituirli con ragazzi freschi di laurea. In verità, quello che succede è che le istituzioni italiane in questo periodo all'estero non godono di buona stampa, e questa, di Parigi, è l'ennesima frittata. Ma addirittura parlare di «berlusconismo»? Giorgio Ferrara, frittata dei corsi di lingua a parte, spiega il suo programma culturale per l'Istituto: «Anziché singole manifestazioni senza un'idea a condurle, farò tre stagioni tematiche di lunga durata. Per dare visibilità alle iniziative, in una città dove l'offerta è enorme» spiega. Quali sono i temi? «Il Barocco e l'attività di maestri italiani della scena, come Giacomo Torelli, alla corte francese, a primavera. Da giugno i giardini all'italiana». E il terzo tema? «Gli anni Ottanta e Novanta: i francesi sembra che ci conoscano, invece sanno pochissimo di noi. Gli racconterò questo ventennio per noi cruciale: cinema, teatro, letteratura, storia, politica». Politica? Si partirà con Craxi e il Midas? «E Tangentopoli, e la Bolognina». E la P2 pure? «Probabile. Certo non possiamo fare "tutta" la storia degli ultimi vent'anni». Dalle aiuole di Versailles dritti dentro l'oggi. Iniziativa interessante. Peccato ci venga in niente la «missioni impartita agli Istituti dalla Farnesina ad aprile scorso: meno cultura, per favore, dovete invece migliorare l'immagine malconcia del nostro governo all'estero. A Parigi, Ferrara ci perdonerà il dubbio, visto che ci siamo, miglioreranno (revisioneranno) pure gli ultimi ventanni della nostra storia?
Parigi, l'Istituto di cultura riscrive la nostra storia?
L'Istituto di cultura italiano a Parigi, diretto da Giorgio Ferrara, ha interrotto il rapporto con l'associazione Vitalia, che gestiva i corsi di italiano per l'Istituto. Vitalia lamenta la maniera unilaterale con cui è stato interrotto il rapporto e ha chiesto al direttore di Ferrara di riprendere le lezioni. Ferrara ha spiegato che la gestione precedente aveva lasciato 450.000 euro nelle casse dell'Istituto, che potevano risolvere il problema di contributi senza licenziare gli insegnanti. Tuttavia, Ferrara ha deciso di non riprendere le lezioni con Vitalia, a causa della coincidenza tra il cambio di regime contributivo in Francia e la vacanza della carica di direttore.
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