I tabelloni pubblicitari spuntati in via Toledo non sono stati autorizzati dal Comune. Vanno immediatamente rimossi. Non ci sono permessi, deroghe o accordi che possano tenere in piedi le paline pubblicitarie installate, tra piazza Dante e piazza Carità qualche giorno, anzi, qualche notte fa. «È stata uniniziativa della Jolly Pubblicità. Limpresa ha istallato le pubblicità senza che ci fosse nessuna autorizzazione e ora se ne assumerà tutta la responsabilità, fino in fondo. Fermo restando che, per me, vanno rimosse il prima possibile», tuona lassessore allArredo urbano, Luigi Imperlino, che ha avviato unindagine per capire cosa è successo. «Quello che non mi torna è il fatto che abbiano fatto i lavori in pieno agosto e di notte. Sono fattori non trascurabili e che io non posso ignorare». È duro, deciso, arrabbiato Imperlino. Ieri pomeriggio ha convocato una riunione urgente con i suoi tecnici e con la dirigente del settore, Ida Alessio Vernì. In bella vista sulla scrivania dellassessore, durante tutta la riunione, sono rimasti due documenti. Uno: la nota della polizia amministrativa (numero 3271) del 31 ottobre 2007, relativa alla sospensione delle installazioni pubblicitarie nella cosiddetta "zona rossa", cioè strade e piazze turistiche e di interesse storico artistico o paesaggistico, come appunto via Toledo, piazza del Gesù o via Partenope. Due: la nota del 26 maggio 2008 (numero di protocollo 2056) che ribadisce questo divieto. Da una prima indagine dei tecnici dellassessorato sembra che le paline pubblicitarie in via Toledo esistevano in passato ed erano state rimosse durante i lavori di restyling della strada o per lasciare spazio a una serie di cantieri. La Jolly, quindi, le avrebbe solo ripristinate, operazione per cui non avrebbe ritenuto necessaria una nuova autorizzazione. Qualche tecnico, memoria storica dellassessorato ha ricordato anche che a volere quelle paline «furono proprio i commercianti delle stradine laterali, per pubblicizzare sullasse principale i propri negozi». Ma per Imperlino poco importa: «Io non so se ci sono stati equivoci, problemi di comunicazione o se qualcuno ha voluto fare il furbo. In genere sono portato a non pensare male. Però so una cosa con certezza: so che cè un divieto esplicito e per me è quello che vale. Niente accordi verbali o patti precedenti». La Jolly è stata convocata a stretto giro di boa. «Sono impaziente di sentire la versione dellazienda, magari hanno motivazioni che io al momento non conosco. Ma voglio andare a fondo in questa storia», spiega ai suoi stessi dirigenti Imperlino. Ieri tra laltro sono state segnalate nuove installazioni di totem e paline pubblicitarie anche in piazza Mazzini, via Pessina, via Monteoliveto e via Medina. «Si tratta di una decina di casi - assicura lassessore - non di più». Ma con via Toledo si riapre lannosa querelle della pubblicità in città. «Abbiamo avuto un movimentato "turn over" alla direzione della nostra sovrintendenza la scorsa primavera - spiega Imperlino - E visto che largomento è spinoso ho voluto aspettare che i vertici di Palazzo Reale si assestassero per aprire un serio tavolo di confronto». Imperlino parla di «argomento spinoso» perché proprio una manciata di giorni prima del suo arrivo a Palazzo San Giacomo il famoso piano-Gambardella (lex assessore allArredo Urbano), siglato con le Municipalità e discusso con la Soprintendenza, per definire le linee guida di tabelloni e paline pubblicitarie in città, era stato bocciato da Palazzo Reale. Cè una nota del 30 aprile, con in calce la firma di Stefano Gizzi, che esprime «viva meraviglia» per questo piano che non «condivide». Insomma è tutto da rifare. La nota è stata inviata agli uffici di Imperlino l8 maggio e inoltrata per conoscenza ai presidenti di Municipalità. Il primo obiettivo alla ripresa dei lavori, a settembre, a palazzo San Giacomo sarà appunto lapertura di una tavolo con Gizzi. «Prima non cera certezza dellinterlocutore era inutile discutere un piano e rischiare che venisse nuovamente bocciato», argomenta Imperlino, deciso ad arrivare a una «soluzione ferma, definitiva e nella piena legalità». Un tavolo tecnico, che si annuncia come lennesimo braccio di ferro. «A monte cè un problema giuridico - annuncia lassessore - cioè bisogna stabilire quando, come e fin a che punto la Soprintendenza può influire in questa e in altre decisioni dellamministrazione comunale». Lassessore usa un linguaggio tecnico e precisa più volte che esiste un galateo istituzionale in cui lui crede e che rispetta. Ma arriva anche una stoccata: «Ognuno ha le proprie competenze e io non tollero sovrapposizioni o ingerenze che alla fine lasciano solo problemi aperti. I contrasti tra le istituzioni sono dannosi per tutti. Limmobilismo istituzionale sta distruggendo la nostra città».