«Ho spedito un fax al sindaco chiedendo di sollevare dallincarico lassessore che ha permesso questo ulteriore scempio». Lattacco più duro è quello di Guido Donatone dellassociazione "Italia nostra", da tempo impegnata nella tutela del patrimonio storico della città. Ma ieri contro i tabelloni pubblicitari, spuntati nelle ultime notti, si è levato un coro di proteste. Non solo in direzione di Palazzo San Giacomo, ma anche contro Palazzo Reale, sede della Soprintendenza. «Non si capisce perché si ostinino a installare i cartelloni nel centro storico - laccusa di Pino De Stasio, consigliere della seconda Municipalità - quando alcune strutture pubblicitarie potrebbero contribuire a riqualificare alcune zone della periferia. Non dimentichiamo che il centro di Napoli è stato dichiarato "patrimonio dellumanità" dallUnesco. È così che lo tuteliamo?». Non solo via Toledo, le nuove paline sono state montate anche in via Pessina e piazza Mazzini: «Ho ricevuto segnalazioni da alcuni comitati civici - prosegue De Stasio - e ho subito inviato un esposto alla Soprintendenza per sapere se avevano dato parere positivo. Non possono continuare a tacere su questa vicenda». I cartelloni sono stati montati infatti in zone vincolate dal punto di vista paesaggistico e monumentale e a molti il silenzio della Soprintendenza è sembrato fuori luogo. Proprio tabellone selvaggio negli anni scorsi aveva alimentato aspre polemiche tra Comune e Soprintendenza: per le installazioni a Posillipo, per esempio, o per quelle in piazza del Gesù per la cui rimozione Palazzo Reale si era battuto. «Visto che il Comune non ha il controllo della situazione la Soprintendenza deve intervenire e bloccare il proliferare di tabelloni», rincara Donatone. Il primo allarme era stato dato mercoledì dai commercianti. Da Antonio Pace, presidente dellAscom, nuovi strali: «Imperlino farebbe bene a farli levare quei tabelloni. In via Toledo ai negozianti è stato impedito di tenere le insegne a bandiera. Ma allora ci vuole coerenza, se è una questione di decoro non vedo perché dobbiamo subire linvasione delle pubblicità». Uno scontro simile si era verificato tempo fa in corso Umberto quando i negozi furono costretti a ridurre i "dehor" per far spazio ai tabelloni. Il piano di rimozione delle strutture più invasive definito dallex assessore Gambardella non ha sortito effetti concreti. La prima Municipalità, con il presidente Fabio Chiosi, a più riprese ha chiesto leliminazione dei tabelloni da via Caracciolo e piazza Vittoria, quelli indicati nel censimento realizzato insieme alle ditte installatrici. Anche al Vomero è tutto fermo: «Dopo linvio di una nota sono ancora in attesa di un incontro in assessorato. Ci sono i tabelloni davanti alla funicolare di Chiaia e sulle scalinate di San Martino da rimuovere», spiega il presidente della quinta Municipalità Mario Coppeto. «Ma anche le transenne a difesa dei pedoni da installare allincrocio tra via Scarlatti e via Cilea: possono ospitare pubblicità in modo poco invasivo, questo significa razionalizzare».
NAPOLI - La rabbia di Municipalità e ambientalisti "Un altro scempio, lassessore si dimetta"
Il sindaco di Napoli ha ricevuto un fax da un cittadino che lo chiede di sollevare l'assessore responsabile della tutela del patrimonio storico della città. I tabelloni pubblicitari installati nel centro storico hanno suscitato proteste, anche da parte di associazioni come "Italia nostra". Alcuni comitati civici hanno segnalato la presenza di cartelloni in zone vincolate dal punto di vista paesaggistico e monumentale. La Soprintendenza è stata criticata per il suo silenzio su questa vicenda. Il presidente dell'Ascom ha chiesto la rimozione dei tabelloni e ha criticato il piano di Gambardella per la loro eliminazione.
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