Il 2 settembre riapre con ritocchi ali allestimento Quando riaprirà, martedì 2 settembre (anche di pomeriggio fino alle 18.30) il Museo Morandi odorerà di nuovo e di pulito. Nessuna rivoluzione, nessun restyling radicale («Anche perchè argomenta il direttore di MAMbo, Gianfranco Maraniello sarebbe stato uno spreco di risorse vista la prospettiva del ripensamento complessivo degli spazi di Palazzo D'Accursio»), eppure il visitatore si accorgerà subito che qualcosa è cambiato: un'accoglienza meglio strutturata con bookshop e ingresso nella prima sala che da su Sala Farnese, l'atelier già smantellato e ora oggetto di catalogazione degli oggetti, in attesa di ritrovare le pareti dov'è nato, in via Fondazza, un'operazione di restauro cui sono state interessate alcune opere, una dislocazione delle medesime in un percorso flessibile che mescola il Morandi più noto, con l'incisore e l'acquarellista, per rendere complementari e analizzagli nella loro complessità i vari generi nei quali l'artista si cimentò e misurò mentre le due sale centrali sono state predisposte in modo da poter ospitare esposizioni temporanee di altri artisti che possano così entrare in dialogo col padrone di casa. Infine, una sequenza di foto di Jean-Michel Folon rimpiazza in qualche modo la mancanza dell'atelier che viene ritratto nella sua ambientazione originale e d'epoca. L'occasione è, com'è noto, il lento processo d'avvicinamento al 2009, l'anno morandiano, che celebrerà il genio di casa con la grande mostra al MAMbo, da gennaio, e l'inaugurazione dell'abitazione-studio attualmente in corso di ristrutturazione e riallestimento a cura dell'architetto Iosa Ghini. Ma un primo step è già alle porte. Si tratta della vernice, il 15 del prossimo mese, di Giorgio Morandi 1890-1964 nell'area circolare della Lehman Collection del Metropolitan Museum che riaprirà per l'occasione e ospiterà materialmente le 102 opere allestite da Maria Cristina Bandera e Renato Miracco. «Da Bologna partiranno per New York a fine settimanacontinua Maraniello le 28 opere che prestiamo per l'evento e che, dopo gli opportuni restauri, sono ora al vaglio della Soprintendenza». Le si rivedrà sotto le Torri all'inizio del prossimo anno, insieme a quelle del Moma o di Washington che da noi sono delle illustri sconosciute. «Ma rispetto all'esposizione americana anticipa Maraniello ce ne saranno dodici in più provenienti da altre collezioni che presentano il Morandi metafìsico e quello della collezione Ingrao». E mentre Oltreoceano fervono le iniziative collaterali che vedono impegnato l'Istituto italiano di Cultura in una mostra d'incisioni e altre gallerie private in una corsa contro il tempo per non perdere la straordinaria chance di partecipare all'evento, Maraniello gongola fin d'ora per l'eco internazionale che il nome di Morandi irradia raggiungendo anche Bologna e il suo MAMbo: «In fondo dopo appena un anno di apertura possiamo dire di essere già in rapporto paritario con il Metropolitan».