A quasi tre anni di distanza dalla grande mostra che gli dedicò la città di Parigi al Centre Pompidou (era il giugno del 2001), anche Roma si appresta a celebrare, in occasione di un centenario da poco scaduto, il talento di una delle grandi firme dell'architettura italiana tra le due guerre: Adalberto Libera (1903-1963). Una mostra che s'inaugura sabato alla presenza del ministro per la Cultura Giuliano Urbani, in occasione di un rientro eccellente, seppur temporaneo: torna infatti a Roma una parte sostanziale dei documenti conservati negli archivi privati del celebre architetto razionalista, ceduti dagli eredi allo Stato francese nel 1996 e conservati al Pompidou. Manoscritti, disegni e fotografie: oltre 2.500 pezzi, in gran parte inediti, che illustrano l'opera dell'autore del Palazzo dei Congressi all'Eur e di quello delle Poste di via Marmorata (con Mario De Renzi). Per l'Italia la vendita di quegli archivi fu una grave perdita, solo in parte riparata da questa iniziativa, che oltre alla mostra segna anche l'occasione per la sigla di un accordo culturale di collaborazione tra Italia e Francia, ovvero tra Direzione generale per l'architettura e l'arte contemporanea (Darc) e Pompidou. A firmarlo, ci saranno il direttore del Centro parigino. Bruno Ratine, e il ministro Urbani (Archivio di Stato, sabato alle 17) oltre al direttore generale della Darc Pio Baldi, a Maurizio Fallace, direttore dell'Archivio, e a Salvatore Italia, direttore generale del ministero. Libera, nato a Villa Lagarina (Trento), torna così ad essere celebrato proprio a Roma, dove lavorò e visse gran parte della sua esistenza. Un tributo cui si spera seguirà il recupero (filologico e architettonicamente corretto) delle molte sue realizzazioni che ancora oggi versano in stato di degrado, come alcuni degli edifici di Ostia realizzati per l'Immobiliare Tirrena nel 1932, oggi pressoché irriconoscibili. Libera, che pure lavorò molto anche nel dopoguerra (Villaggio Olimpico, in collaborazione con altri) fu certamente uno dei più importanti architetti del fascismo, spesso lontano, però, dalla più accesa retorica di Piacentini. Fedele a un razionalismo di cui è uno dei più importanti esponenti internazionali, Libera lavorò infatti alla sintesi tra forme della «ragione» e fantasiose volumetrie metafisiche. Un mix oggetto di un vero culto soprattutto da parte francese: in particolare, ed è una curiosità, per la celebre Villa Malaparte a Capri, realizzata in collaborazione con lo scrittore e scelta da Godard come location del film «II Disprezzo». Oltre a una selezione degli originali da Parigi, la mostra presenta filmati e documenti dell'Archivio di Stato. ADALBERTO LIBERA. Archivio di Stato, piazza degli Archivi. Dal 30 gennaio al 14 marzo. Lunedì-sabato 10-14. Domenica su richiesta. Tel. 06.54548568. Ingresso libero