L'analisi di Biis-Intesa Sanpaolo: asset pubblici per investire nelle piattaforme economiche locali ROMA La creazione di valore per l'economia nazionale e per i sistemi locali va ricercata in una gestione più "territoriale" dei 1.800 miliardi di patrimonio pubblico, in un federalismo fiscale capace di realizzare grandi reti e nuove realtà locali per lo sviluppo. Per abbattere spesa e debito pubblico lo Stato deve gestire il patrimonio pubblico puntando di più sulle aree territoriali, che sono piattaforme economico-sociali per la crescita. Servirà il censimento ufficiale dell'intero patrimonio pubblico (anche quello locale), con una cabina di regia istituita presso la presidenza del Consiglio e concentrata su funzioni di indirizzo e coordinamento. Lo Stato potrà anche dismettere fino a 150 miliardi di beni in un quinquennio ma dovrà andare ben oltre la vendita di asset: andranno tagliate le 4.800 società partecipate da Comuni, Province e Regioni e, per colmare il deficit infrastrutturale, bisognerà aumentare gli investimenti pubblici da un magro 2,3 del Pil ad almeno il 3,8 per cento. È così che la gestione del patrimonio pubblico si trasforma in un volano per la crescita: ne è convinta Banca Infrastrutture Innovazione e Sviluppo (BUS), del gruppo Intesa San Paolo. Per il vulcanico amministratore delegato di BUS, Mario Ciaccia, «la tematica della valorizzazione del patrimonio si lega con quella della realizzazione delle infrastrutture. I beni immobiliari dello Stato, come le ex-caserme, le ex-aree industriali e gli immobili sottoutilizzati degli enti locali possono anzi devono divenire strumenti per promuovere uno sviluppo territoriale permanente e strutturale». Questa formula di intervento sul patrimonio pubblico è una visione che va oltre le tre strategie messe in atto finora dallo Stato: le valorizzazioni di singoli immobili per incrementare la redditività, la razionalizzazione di edifici a uso governativo per abbatterne costi e sprechi, le dismissioni di beni mobili e immobili. Guardando al futuro BUS propone di rilanciare la crescita economica sul territorio con un lavoro di squadra che coinvolga tanto lo Stato centrale quanto Comuni, Province e Regioni nel federalismo fiscale che avanza: più capitali pubblici, più capitali privati (con un potenziamento del project fìnancing e del partenariato pubblico privato), più liberalizzazioni e concorrenza nel settore delle Utilities e soprattutto un migliore utilizzo del patrimonio. La banca specializzata nella finanza locale ha calcolato che se lo Stato fosse disposto a raddoppiare gli investimenti complessivi sui beni culturali, portandoli da uno a due miliardi di euro, «si potrebbero sviluppare 35.000 unità di lavoro, di cui 20.000 addetti ai lavori, 9.000 nell'indotto e 6.000 di posti fissi presso i siti». Ciaccia ritiene che vi sia moltissimo da fare nel settore del turismo e della cultura «con un legame stretto tra valorizzazione delle attività culturali e sviluppo di attività produttive, occupazione e formazione del capitale umano sul territorio». In Gran Bretagna, l'esempio della rinascita di Manchester, Glasgow e Sheffield confermano che la valorizzazione del patrimonio culturale è «un catalizzatore dello sviluppo economico». I programmi unitari di valorizzazione (Puv), per la pianificazione e razionalizzazione dei beni immobili pubblici concentrati in un'area, vanno nella giusta direzione. E fa scuola il modello sperimentato da sette Province dell'Italia centrale che hanno fondato una rete formata da Arezzo, Perugia, Terni, Rieti, Macerata, Ascoli Piceno e Teramo per valorizzare in maniera integrata i beni culturali. L'Italia è ricca. Il suo patrimonio è stimato in 1.800 miliardi ma il punto di partenza, la precondizione di una nuova strategia di valorizzazione di questa ricchezza per Ciaccia è l'informazione: serve a questo scopo un censimento ufficiale su tutti i beni pubblici stimati a valori di mercato. Censimento che per il numero uno di BUS finora non è stato fatto in maniera puntuale. E serve anche una cabina di regia «libera dai compiti dei gestori» che svolga una funzione di indirizzo e coordinamento, per «tessere la tela» con una visione di sistema presso la presidenza del Consiglio: la gestione resta ai gestori come Agenzia del Territorio, Demanio, Fintecna, Cdp, Patrimonio dello Stato spa. L'azione strategica intrapresa finora dallo Stato sul patrimonio con la finalità prioritaria di ridurre il debito pubblico secondo i calcoli di BUS ha ottenuto risultati scarsi: gli effetti delle cartolarizzazioni si riducono a soli 16,5 miliardi per abbattere il debito. Le entrate straordinarie derivanti da cessioni di immobili avanzano lentamente e i benefici per la finanza pubblica sono stati puntualmente inferiori alle attese. Per quanto riguarda le dismissioni mobiliari, la vendita delle quote di Eni, Enel e Finmeccanica ancora in mano allo Stato equivarrebbe all'abbandono degli interessi pubblici in settori strategici, come energia e difesa: e per Ciaccia questo è quanto basta per tirare il freno sulle privatizzazioni. isabella.bufacchiilsole24ore.com