Italia Nostra: è nostro dovere continuare la battaglia LA REPLICA Il progetto del parcheggio del Pincio è stato approvato da tutti gli organi e amministrazioni preposte per legge al controllo e al rilascio delle necessarie autorizzazioni. Il progetto segue puntualmente gli indirizzi dettati dalle delibere sia di Consiglio che della Giunta del Comune di Roma. Lo si legge in una nota di Atac che intende «tutelare la propria immagine nelle sedi più opportune», dopo le dichiarazioni presentate da Italia Nostra. Nella nota Atac spiega che «il progetto di impatto ambientale è stato approvato anche dalla Regione Lazio attraverso un parere contenuto negli Atti della Conferenza dei servizi, conferenza che ha dato il via libera al progetto definitivo. Nella stessa Conferenza dei servizi, inoltre, nessun Ente e Amministrazione espresse parere negativo sul progetto dell'opera stessa che rispondeva in toto indirizzi del Consiglio comunale e alle leggi vigenti in materia». Per questi motivi «il progetto definitivo perciò risponde a tutti i requisiti di legge ed è stato vagliato da tutti gli Organi competenti. La gara d'appalto, a carattere internazionale, si è svolta nella massima regolarità ». «Per quanto riguarda le cifre dei presunti ricavi di Atac spa denunciate da Italia Nostra - spiegano da Atac - ci duole affermare che Italia Nostra non ha letto attentamente gli atti. I ricavi saranno impiegati in opere di riqualificazione del territorio, interventi nel I municipio e opere relative al miglioramento della mobilità». Carlo Ripa di Meana ribadisce che la storica associazione ambientalista ritiene suo dovere, etico e politico, di insistere nella battaglia intrapresa per la salvezza di un complesso storico architettonico e paesaggistico unico al mondo. In suo soccorso interviene il presidente dei deputati del Pdl, FabrizioCicchitto: «il progetto prevedeva zero presenze archeologiche. Tanto è vero che la costruzione dell'opera prevedeva il totale svuotamento dall'alto verso il basso della collina del Pincio e il successivo riempimento del vuoto con le strutture in cemento armato. Con questa tecnica non era possibile salvare neppure un granello di archeologia ». «È assolutamente chiaro che, se non si vuole distruggere il tutto, il progetto che è servito per l'intero iter autorizzativo dei lavori non ha più alcuna validità»