Praticamente fermi gli scavi delle fornaci di Albinia Potrebbe diventare la «capitale» del turismo archeologico dell'intera zona sud, Orbetello. Sì, l'antica capitale dello Stato dei Presidi che, risalendo molto più indietro nel tempo, conserva innumerevoli tracce della presenza degli etruschi e romani nel palazzo del Frontone, nell'ex polveriera Guzman, come nell'area della città di Cosa, ha una concentrazione incredibile di reperti del passato anche nella frazione di Albinia. Tesori che, anziché essere valorizzati ed ampliati, rischiano di tornare sottoterra, per mancanza di fondi o, quantomeno negligenza, da parte dell'amministrazione comunale. La denuncia viene dal capogruppo del Partito Democratico in consiglio comunale, Adriano Bertaggia che reputa questa, dal punto di vista politico, anche una buona occasione, per la giunta Matteoli, «per dimostrare che le periferie rientrano tra le sue priorità». Ma veniamo ai fatti concreti. Da circa dieci anni il professor Vitali sta effettuando i lavori di scavo e studio dell'importante sito archeologico composto da numerosi fornaci, utilizzate per la produzione di anfore, di epoca romana. Dagli approfondimenti è venuto fuori che si trattava di un vero e proprio stabilimento industriale dal quale i prodotti della Valle dell'Albegna, contenuti in quelle anfore, venivano esportati in tutta l'Europa ed in particolare a Bibracte, in Francia, dove furono trovati i primi resti identici a quelli di Albinia. Una scoperta, sottolinea Bertaggia, di enorme valenza turistica ed economica per questo paese e per l'intero comprensorio che il Comune lagunare avrebbe dovuto adoperarsi per farle avere un futuro. Ed invece, cosa accade? Gli scavi, dice sempre il capogruppo del Pd, stanno terminando senza sapere se e quando riprenderanno perché mancano i finanziamenti. «Ci aspettiamo - è il suo invito - che la giunta di Orbetello faccia la propria parte, anzi che sia riconosciuta come capofila per la valorizzazione del sito. Pochi giorni fa - ricorda - in consiglio comunale è stata approvata una variazione di bilancio che prevedeva, tra le altre opere, anche un finanziamento di 135.000 euro per i resti della città di Cosa. Giusto atto che ha visto la nostra condivisione dal punto di vista pratico, ma non per quello formale. Chiediamo altrettanta attenzione per Albinia», continua Bertaggia portando in luce anche un'altra sua risorsa. Anzi il suo «simbolo iconografico», come definisce la Torre Saline di cui sollecita l'impegno per acquisirne la proprietà da parte del Comune. La torre costituirebbe un tutt'uno con lo stabilimento di anfore dato che, con tutta probabilità, da essa partivano le navi con il carico di prodotti da esportare nel Vecchio Continente. «Ripristiniamo questo binomio - suggerisce il capogruppo - trasformiamo la torre in un museo in modo che i reperti degli scavi possano essere visti tutto l'anno. Diamo ad Albinia la possibilità di arricchire la propria offerta turistica con qualcosa di nuovo. E' una occasione da non perdere: amministratori saggi e oculati non se la lascerebbero sfuggire». Paola Tana
ORBETELLO. Niente soldi per l'archeologia
Il sito archeologico di Albinia, in Orbetello, potrebbe diventare la capitale del turismo archeologico della zona sud. L'area conserva tracce della presenza degli etruschi e romani, tra cui il palazzo del Frontone, la polveriera Guzman e l'area di Cosa. Tuttavia, gli scavi sono stati fermati per mancanza di fondi. Il capogruppo del Partito Democratico, Adriano Bertaggia, denuncia la mancanza di priorità per le periferie e chiede che la giunta di Orbetello faccia la propria parte per valorizzare il sito. Inoltre, Bertaggia sollecita l'impegno per la proprietà della Torre Saline, che costituirebbe un binomio con lo stabilimento di anfore.
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