Hanno incontrato particolare successo da parte di fanesi e turisti in questa estate le visite guidate alle aree archeologiche e ai monumenti cittadini organizzate dalla sezione fanese dell'Archeoclub e dalla cooperativa Commedia, ma quante altre emergenze assai significative della storia della città non sono ancora fruibili. In realtà di testimonianze non visibili ve ne sono parecchie, a parte quelle perdute definitivamente come la necropoli di via Fanella, sacrificata per costruire un edificio occupato da una banca, e i tratti dell'acquedotto romano che si trovavano lungo via Roma. Non visibile ad esempio è il mosaico del cavallino, scoperto nel vano seminterrato di una abitazione di via Montevecchio, così come i mosaici ritrovati nei sotterranei di palazzo Bambini e del palazzo malatestiano, in piazza Venti Settembre; non visibili sono le fornaci scoperte sulla via per Caminate nei pressi del fiume Metauro, su cui doveva sorgere un piccolo parco archeologico collegato con il museo del Comune di San Costanzo; non visibili sono i reperti scoperti durante lo scavo dell'ultimo edificio del centro direzionale di via Roma, nei pressi del Tempietto di San Paterniano, dove è venuta alla luce una casa romana e strutture collegabili con l'abbazia che un tempo custodiva le spogli del Santo patrono; non visibile è ancora il teatro romano (foto) che deve essere ancora scavato interamente e che attende che l'area di pertinenza diventi di proprietà comunale. Si tratta di uno spreco di risorse che se valorizzate a dovere, renderebbero Fano ancor più ammirata dagli estimatori dei beni culturali.