Parallelepipedi made in Italy per dare il primato Usa al Lacma Con 100 mila oggetti che datano dall'antichità al presente, il Museo Lacma (Broad contemporary art museum) della contea di Los Angeles, diretto da Michael Govan, è il più grande museo di arte negli Stati Uniti occidentali. È un museo di livello internazionale che, attraverso le mostre, programmi pubblici e di ricerca, attrae annualmente quasi 1 milione di ospiti. Il complesso è situato su un'area di oltre 80 mila metri quadrati, nel cuore di Los Angeles, a metà strada fra l'oceano e il centro, nella città universitaria che da dieci anni è in espansione e in rinnovamento. Le collezioni del Lacma comprendono il mondo geografico e virtualmente l'intera storia dell'arte; con sezioni di arte asiatica, ospitate in parte nel Padiglione Bruce Goff (arte giapponese), dell'America latina, con capolavori precolombiani; artisti moderni e contemporanei, tra cui Diego Rivera, Frida Kahlo e José Clemente Orozco, e una delle collezioni di arte islamica più significative nel mondo. Questo edificio, il primo dei quattro previsti nel progetto di ampliamento, è stato voluto da un famoso mecenate californiano, Eli Broad, che ha qui raccolto la sua prestigiosa collezione, chiamando Renzo Piano alla realizzazione dell'intervento. L'architetto genovese lo ha progettato nell'ambito dell'ambizioso intervento di trasformazione e ampliamento del Lacma, come nuovo contenitore per l'arte, capace di ospitare, su 5.500 metri quadrati, sei gallerie espositive, su tre piani. Inaugurato nel febbraio scorso, è costituito da due corpi parallelepipedi, con interposto un volume vetrato, che ospita gli elementi distributivi. In esso, un ampio ascensore trasparente è concepito come un ambiente in movimento, che si affianca, ai vari piani, alle sale espositive; misura 6 metri per 3 e può portare fino a 40 persone od opere d'arte di grande dimensione. I visitatori, per compiere il percorso espositivo, incominciano dal terzo e ultimo piano e ridiscendono dalle scale esterne, vivacemente verniciate in rosso, poste sulle facciate laterali e su quella posteriore. Il livello più alto ospita le opere classiche, illuminate dalla luce naturale che filtra dalla copertura; al piano intermedio ci sono video arte e progetti e l'illuminazione è artificiale; al primo piano ci sono le opere di grande dimensione. Protagonista della costruzione è il rivestimento in travertino di Tivoli, lavorato a Carrara, secondo una scelta, condivisa dal committente, che vuole stabilire un legame tra la nuova struttura è gli edifici storici del museo. La copertura consente un'illuminazione zenitale, canalizzata e ombreggiata da pannelli metallici, che ripropongono tecnologicamente lo schema degli shed e che fungono da telaio per lastre vetrate, realizzate con un antico sistema di fabbricazione a doppio processo di fusione della sabbia silicea. L'installazione inaugurale comprende spazi dedicati all'arte di Richard Serra, Barbara Kruger, John Baldessari, Ed Ruscha, Cindy Sherman, Jean-Michel Basquiat, Damien Hirst, Chris Burden, Robert Rauschenberg, Jasper Johns e altri. Il museo è arricchito all'esterno da ulteriori installazioni artistiche tra cui 400 alte palme «washingtonian» (fino a 25 metri) proposte da Robert Irwin; da enormi teli blu in tessuto da vela, che riproducono una mano (quella dell'artista John Baldessarri) che con un cellulare fotografa le palme; da una serie di lampioni storici di Los Angeles restaurati da Chris Burden; infine, da un disegno di Jeff Koons, per un vagone ferroviario del 1940, appeso a testa in giù a un argano gigante.