Se non è Canicattì, Roma non è neppure Boston, dove è stata abbattuta un'autostrada sopraelevata che divideva la città per sostituirla con un tunnel lungo parecchi chilometri. Per anni i contractor hanno scavato «the Big Hole» (il grande buco) senza doversi preoccupare di nulla. E ora, voilà: traffico sottoterra e giardini in superficie. Per un'infrastruttura pubblica ovunque servono solo i soldi. A Roma ci vuole ben altro. Come osserva Paolo Portooghesi, in questa città ci sono molto più di tre milioni di abitanti. A quelli attuali bisogna aggiungere la presenza di una folla immensa: le generazioni che hanno vissuto in questo luogo lasciandone tracce concrete nelle loro case, nei monumenti, nelle strade tracciate nel corso dei secoli e perfino nei resti archeologici in superficie e in quelli che periodicamente affiorano quando si avvia un'opera pubblica (o privata). Bisogna dunque rispettare la vita dei contemporanei ma anche le vive testimonianze di chi ci ha preceduto. La società è costituita da chi convive nello stesso spazio e nello stesso tempo, direttamente o per rappresentanza. Ecco: il grande problema dell'amministrazione dì Roma è portare rispetto a tutti i romani, presenti e passati. In pochi luoghi del mondo si sente lo stupefacente vocìo di decine e decine di generazioni che parlano con la ricca stratificazione delle loro opere. Ora sul fare o il rinunciare al maxi parcheggio sotto il Pincio si fanno calcoli di spese e di penali. Qualcuno appare strampalato: come si fa a dire che per la mancata vendita dei box auto il Comune «perde» 30 milioni? Di questo passo si potrebbe dire che la perdita per mancato guadagno è di mezzo miliardo, immaginando che si potrebbe costruire fin sotto piazza del Popolo un quartiere ipogeo per Vip non claustrofobici. Il Campidoglio, stretto tra le esigenze della modernità e della tutela del passato, non può limitarsi ad un'analisi costibenefici come hanno fatto a Boston. La posta in gioco è il diritto dei romani non contemporanei di vivere insieme a noi, attraverso ciò che hanno lasciato. Questo non implica la rinuncia alle opere dedicate ai futuri cittadini. Progettare e tutelare: una scelta difficile ma senza alternative. Gli amministratori di Roma, per non sbagliare, dovrebbero essere i migliori del mondo.