È il 4 parere negativo ma è solo consultivo: alla fine decide il governo Per la quarta volta la Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia ha ribadito il «no» al rigassificatore di Gas Naturaie nell'area di Zaule. Nella risposta che il soprintendente Guglielmo Monti ha inviato a Roma, su dettagliata sollecitazione del direttore generale del ministero Francesco Prosperetti, si citano come ostativi all'insediamento il preesistente degrado dell'area costiera, il fatto che siano tuttavia cresciute «colture arboree che hanno assolto al compito fondamentale di diminuire il degrado migliorando l'aspetto paesaggistico», il fatto che l'area «è posta a valle di una collina che degrada dolcemente verso il mare», che i due «enormi contenitori di forma cilindrica» previsti dal progetto «a causa della loro altezza risulterebbero visibili anche da lontano provocando un pesante impatto paesaggistico», che il Piano urbanistico regionale non prevede rigassificatori. Monti contrasta il ministero anche su normative e procedure, specie là dove Prosperetti aveva specificato che per i rigassificatori c'è una nuova legge secondo la quale l'autorizzazione rilasciata dai ministeri dell'Economia e dell'Ambiente, di concerto con la Regione interessata, costituiscono «variante anche al piano regolatore portuale». Da Trieste si ribadisce che è necessaria anche una procedura di Valutazione ambientale strategica. Della novità ha parlato ieri l'associazione Greenaction transnational che annuncia opposizione a livello europeo anche «per la mancata osservanza della convenzione di Aarhus - dice Roberto Giurastante - che obbliga alla consultazione dei cittadini». Il 28 agosto l'associazione incontrerà il ministro dell'Ambiente sloveno, che l'8 settembre vedrà il ministro italiano Stefania Prestigiacomo. Proprio dal ministero si apprende che per dare un parere definitivo al progetto Gas naturaie di Trieste era atteso solo il giudizio finale della Soprintendenza. Che tuttavia è consultivo. In caso di difformità di valutazione da parte dei due ministeri la Presidenza del consiglio potrebbe avocare a sé la materia e prendere una decisione autonoma.