Il progetto esecutivo del mega parking continua a essere un fantasma. I disegni conosciuti risalgono al 2005 FANTASMA Il progetto esecutivo del megaparcheggio del Pincio è ancora un fantasma, circola soltanto - e tra pochi eletti- quello provvisorio del 2005. In un disegnino che vedo nella sede della sezione romana di Italia Nostra - c'è stata ieri l'ennesima eroica conferenza stampa di Antonio Tamburrino e Carlo Ripa di Meana, con un concorso di media crescente, rappresentata perfino la milanese Radio Popolare. E dunque veniamo al disegnino: sulla terrazza, griglie e grigliette d'areazione a collana, nascoste tra le nuove aiuole "inerbite e con essenze arbustive": tra le medesime - o dentro? - 10 palme (ma le quattro palme storiche forse saranno trasferite altrove); non si vede da dove sbucherà l'ascensore pedonale vetrato, e neanche i muretti di protezione che dovrebbero fiancheggiare le scalette, destinate ad automobilisti atletici. (E non, si spera, futuro alloggio di diseredati, come accade al Galoppatoio). Panchine e busti virili risorgimentali tornerebbero al loro posto, la primitiva concezione di una ampia griglia d'areazione centrale dim. 20 X 10 sembra essere stata cancellata, e anche la griglia ad L è svanita. In quanto agli accessi automobilistici dalla rampa di destra del Valadier non ho visto disegni. Ma soccorre il documento di procedura V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale) emesso dalla Regione, e dal Dipartimento VII del Comune di Roma. Che, oltre ad esibire il sottotitolo "Progetto Definitivo", e a confermare che «gli accessi pedonale e carrabile sono situati al di fuori del parco del Pincio, lungo viale Gabriele D'Annunzio» (ma Adriano La Regina, Giorgio Muratore, e lo stesso Luciano Marchetti sono contrari), esprime la filosofia che anima l'iniziativa. Premesso, lealmente, che «l'area in esame ricade nella classe di trasformazione nella quale sono ammessi solo interventi di conservazione attiva», ne deduce (mutuando il linguaggio da quello relativo al dibattito eo distinzione tra eutanasia attiva e eutanasia passiva), che «gli interventi di conservazione attiva non sono volti solo alla tutela passiva delle emergenze storico ambientali di particolare interesse, ma devono tendere ad influenzare la trasformazione del paesaggio e non soltanto a subirla ». Quindi griglie, grigliette, ascensori e muretti, dovrebbero indicare il felice passaggio paesaggistico da Giuseppe Mazzini ai Suv? Ma allora com'è che, in finale, lo stesso documento dichiara gli elementi suddetti «interferenti per chiara estraneità»? Quasi temendo che i turisti li possano scambiare con le balaustre e gli archi del Valadier, o con le erme romane, o con i nostri padri della patria! E continua, il filosofico testo: «Gli elementi sono progettati in modo che non si leggano come conflittuali, e si integrano con gli altri elementi artificiali, architettonici e d'arredo presenti nell'area, come pali della luce, panchine, erme, recinzioni ecc.» Siamo proprio al dibattito sul sesso degli angeli. Intanto la scadenza del due settembre, quando la giunta capitolina dirà la sua sulla vexata quaestio, é alle porte. E l'avvocata Vanessa Ranieri (consigliera legale di Italia Nostra) teme che il Sindaco Gianni Alemanno, avendo ereditato dall'ex sindaco Walter Veltroni l'incarico di Commissario per l'emergenza traffico - incarico che scadrà il 31 dicembre prossimo - possa fare una variante al piano regolatore: cosa che, in concreto, darebbe il via libera al parcheggio. Il 2 settembre, comunque, si concludono le ferie del cantiere. Italia Nostra insiste perché Alemanno chieda la rescissione del contratto ed i danni alla ditta che ha ottenuto l'appalto, e all'Atac stessa: in quanto l'una e l'altra non potevano non conoscere le varie irregolarità che costellerebbero l'opera. Per l'avvocata Ranieri invece la via meno traumatica sarebbe quella della risoluzione del contratto, sempre su iniziativa del Campidoglio (o meglio della "stazione appaltante", come si definisce l'Atac, nel contratto in questione). I motivi che giustificano la "risoluzione" sarebbero quelli del prevalente interesse pubblico della tutela, garantita peraltro da numerose leggi.