L'INVESTIMENTO. La nostra città con i sette siti di rilevanza archeologica si candida a patrimonio dell'Umanità e bussa alle porte dell'Unesco che chiede garanzie Già pronto un piano articolato per recupero e promozione Un'occasione per finire la passeggiata tra i ruderi romani Un mega investimento di 46 milioni circa di euro accompagna la candidatura di Brescia e dei suoi sette siti longobardi a «patrimonio dell'umanità». Brescia bussa all'Unesco, forte delle sue vestigia longobarde da valorizzare sul palcoscenico internazionale, e dall'altra parte l'Unesco chiede una serie di garanzie. Garanzie precise, condensate nel piano di gestione, che ogni «candidato» è chiamato a predisporre. UNA SERIE di azioni, ecco cos'è il piano, che non si fermano alla conservazione e alla protezione dei monumenti, ma si estendono alla promozione e alle ricadute socio economiche su territorio. Standard severi che il gruppo di lavoro allestito dalla direzione dei musei in collaborazione con altri settori comunali, ha fatto propri nel redigere un piano particolareggiato, dove ogni intervento viene accompagnato dalla previsione di spesa e dai tempi di esecuzione. In totale, se la candidatura di Italia Longobardorum si rivelasse vincente, la spesa ammonterebbe a 46 milioni di euro, per eccesso quanto la Loggia ha incassato con il maxi dividendo legato alla fusione Asm-Aem. Ma si tratta di un investimento che verrebbe spalmato su almeno 5 anni - secondo la bozza presentata all'Unesco - : un piano però duttile, che verrà modificato e nel caso potrebbe essere soggetto a ritocchi nei tempi e nei costi. Va da sè che per trovare questi soldi la Loggia non dovrà raschiare il fondo delle proprie casse, ma il fatto stesso di divenire patrimonio dell'umanità, aprirà i rubinetti dei finanziamenti internazionali ma anche ministeriali. Il Ministero ne ha designati da tempo ad hoc per questi siti, subordinandone l'effettiva erogazione però alla proposizione di richieste e piani di intervento precisi. Cosa che pare avvenga raramente, tanto che questi fondi resterebbero in larga parte inutilizzati. IL PIANO DI GESTIONE, però, per il Comune riveste un valore che è indipendente dall'esito della candidatura. Senza il riconoscimento, il reperimento delle risorse un po' si complicherebbe, comportando per lo meno un allungamento dei tempi. Ma il piano non per questo finirà in un cassetto, archiviato assieme ad un'eventuale bocciatura. L'obiettivo resterebbe comunque quello di attuarlo. In città e in provincia. A questo scopo è stato firmato con il Broletto e la Fondazione Cab un protocollo di intesa per mettere in rete i siti longobardi del territorio provinciale. E per la stessa ragione si è tenuto un incontro con tutti i sindaci delle località bresciane segnate della presenza longobarda. IL PROGETTO all'attenzione dell'Unesco - per ottobre è atteso l'ispettore che visiterà i siti e presentarà poi una relazione - fa perno sul patrimonio longobardo, ma a beneficiare vi sarebbe anche la cosidetta zona tampone, in cui spicca la Brixia romana. L'ok da Venezia insomma farebbe da chiave di volta per completare quella passeggiata archeologica tra i ruderi romani, che è un vecchio sogno della città. Da palazzo Maggi-Gambara (a destra del Capitolium) al tempio tardo-repubblicano (I secolo avanti Cristo) sotto casa Pallaveri, dal Capitolium di epoca Flavia, ai camminamenti attorno alla cavea del teatro di epoca imperiale. Senza contare le puntate nelle viscere di palazzo Martinengo - la ex questura - che conserva tracce delle terme, o in piazzetta Labus, dove si affacciano i resti della basilica romana. Fino a toccare la domus dell'Ortaglia di Santa Giulia, spaccato domestico di quella Brixia che attende da decenni di essere riconosciura per quello che è: un percorso che nessun'altra città del nord Italia può vantare. Nei 46 milioni di euro che servono per rispettare e via via migliorare gli standard Unesco, sono compresi interventi che fanno capo a quattro ambiti. La protezione e la conservazione, la valorizzazione, la conoscenza e la promozione e sensibilizzazione. Scontati i primi due ambiti, che però sono più ampi di quanto si possa pensare. All'intervento conservativo su Capitolium o San Salvatore, si aggiungono lavori su monumenti posteriori, come il Broletto o palazzo Bonoris. E valorizzare per l'Unesco è migliorare i sistemi video a disposizione degli utenti o realizzare un visitor center sul monastero di via Musei, ma anche la riapertura del museo del Risorgimento e l'attivazione di un servizio di e-commerce. Poi ci sono le aree della conoscenza e della promozione: la pubblicazione di libri e la progettazione di percorsi didattici. E perchè non potenziare il merchandisin legato ai Longobardi e dare alle stampe il fumetto «L'ultimo re», dove l'eroe è Desiderio? MA IN QUEI 46 MILIONI c'è di tutto. Tutto quanto può fungere da volano alla città. Ci sono gli 11 milioni per il recupero completo dell'area del Capitolium, e ci mancherebbe, ma anche i cinque per il progetto del parco delle Colline. E nel piano ma fuori da questi conti, compaiono anche la Brebemi e la valorizzaione dell'aeroporto di Montichiari. Progetti che, se il riconoscimento dell'Unesco dipendesse dal loro compimento, porterebbero le speranze di realizzazione a zero
BRESCIA - Brescia Longobarda costerà 46 milioni
La città di Brescia si candida a patrimonio dell'umanità dell'Unesco con i suoi sette siti di rilevanza archeologica. Il piano di gestione richiede garanzie precise e condensate, che ogni candidato è chiamato a predisporre. Il piano prevede un investimento di 46 milioni di euro, che verrà spalmato su almeno 5 anni. Il piano di gestione copre quattro ambiti: protezione e conservazione, valorizzazione, conoscenza e promozione e sensibilizzazione. Il progetto fa perno sul patrimonio longobardo, ma anche la zona tampone, in cui spicca la Brixia romana, sarà beneficiata. L'Unesco aspetta la presentazione di una relazione dall'ispettore che visiterà i siti.
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