Completato un progetto del soprintendente Guzzo: recuperati alcuni tra i più bei giardini delle case della città sepolta "I rovi occupavano il sessanta per cento dellarea archeologica, oggi è tornata la natura" Alla faccia dellinquinamento, ci sono luoghi in Campania che possono diventare vere oasi ecologiche. È il caso di Pompei, che proprio in questi giorni ha avuto un segnale incontrovertibile, più ancora del risultato di unanalisi dellaria: il ritorno dellupupa. Luccello dei poeti, dal piumaggio spettacolare a righe bianche e nere e con una grande cresta a ventaglio sulla testa, rossa puntinata di nero, mancava da anni dalla zona degli Scavi, ma prima delleruzione il suo becco ricurvo a Pompei era di casa, come testimoniano le pitture murarie delle domus: nel bestiario pompeiano il suo volo simile a quello di una farfalla è tra quelli che più hanno colpito gli artisti che trasferirono la natura sulle pareti delle lussuose case patrizie. LUpupa epops è stata avvistata nellarea archeologica e la sua presenza è stata documentata fotograficamente. Il ritorno sta a significare unottima qualità dellhabitat naturale, dal punto di vista delle condizioni del verde e della purezza dellaria. In quanto migratore, lupupa soggiorna solo dove le conviene, dove cioè tra ambiente naturale e catena alimentare cè un rapporto equo. Altrimenti, vola via e sceglie altre mète. Gli esperti del laboratorio scientifico dellarea archeologica hanno preso la sua apparizione come un palmares che ricompensa oltre 15 anni di attività. Il lavoro di Anna Maria Ciarallo, paleobotanica, e della sua équipe che opera a Pompei nella soprintendenza di Pier Giovanni Guzzo, è volto a creare un equilibrio fra natura e resti di unantica civiltà che proprio dalla natura fu distrutta. Il risultato è anche una risposta alle denunce di degrado in cui verserebbero gli Scavi di Pompei, secondo gli esperti. «Gli sforzi compiuti per liberare Pompei dai rovi - dice Anna Maria Ciarallo - che quindici anni fa occupavano per il sessanta per cento larea archeologica, hanno dato i loro frutti. Con pazienza certosina, mettendo a punto tecniche di intervento diventate esemplari per larcheologia di tutto il mondo, si è cercato di coniugare le esigenze di conservazioni del bene archeologico con quello naturalistico, poco noto al grande pubblico, ma altrettanto importante. Si è creato così uno straordinario equilibrio tra archeologia e natura, unico al mondo». Che vuol dire? Una ventina di anni fa Pompei incarnava il gusto "romantico" delle rovine dove la natura ha preso il sopravvento, con erbe infestanti e rovi cresciuti disordinatamente dappertutto, come si vede nelle vecchie foto degli Scavi. Dove le pietre mancavano, il verde incolto riempiva i vuoti. Sotto la guida di Guzzo, si è formulato un progetto per la ricostruzione dei giardini come li volevano e li vedevano i pompeiani, proprietari delle case. Gli spettacolari spazi verdi delle case di Loreio Tiburtino, della Venere in Conchiglia, della Casa del Menandro e di quella del Profumiere, dellOrto dei Fuggiaschi o della Grande Palestra oggi sono un valore aggiunto offerto ai visitatori, parte integrante dellitinerario storico e di utilità per il restauro archeologico. Allestero se ne sono accorti prima di noi. I giardini recuperati sono infatti stati inseriti in una guida europea sugli spazi verdi più belli del mondo. «Abbiamo sperimentato tecniche molto innovative di conservazione - spiega la botanica - come alcune malte per il restauro capaci di contrastare linfestazione di erbe pericolose per la stabilità dei ruderi. Sono state protette rarissime specie vegetali adottando tecniche avanzatissime per la difesa ambientale, utilizzando i prati autoctoni per contrastare gli stress idrici legati alle condizioni climatiche che ormai caratterizzano le nostre zone». Vigneti, siepi curate, piante in fiore, come nei giardini degli Amorini dorati (come si vede nella foto del '98, in precedenza erano preda delle sterpaglie, dove anche camminare per un visitatore era proibitivo), della bella Casa del Citarista, la preferita di Robert Harris, che qui scrisse nel 2003 il bestseller "Pompei", anche nellarea della necropoli di via Nocera, le cui immagini storiche parlano - quelle sì - di un degrado che oggi appare datato.
CAMPANIA - "Così rinascono gli Scavi"
Il soprintendente Guzzo ha completato un progetto per recuperare i giardini delle case di Pompei, che erano stati infestati dai rovi per il sessanta per cento dell'area archeologica. Il progetto, che è durato 15 anni, ha visto l'impiego di tecniche innovative per la conservazione e la protezione dell'habitat naturale. Il risultato è un equilibrio tra archeologia e natura, unico al mondo, con giardini recuperati che offrono un valore aggiunto agli scavi. La presenza di specie vegetali rare e la protezione delle piante autoctone sono state particolarmente importanti.
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