Caro Direttore, sabato 17 gennaio l'onorevole Vannino Chiti ha chiesto e ottenuto la sua ospitalità per parlare dei beni culturali di Firenze e della Toscana. Chiti ha terminato il suo intervento ponendo un quesito preciso ai parlamentari della Destra cui mi pare opportuno rispondere circa la politica per i beni culturali. Siamo tutti convinti che la specificità più identitaria della nostra Regione risiede in un «più» artistico e culturale che fa del nostro patrimonio monumentale il motore della memoria storia e la causa primaria di benefici effetti socio-economici non solo del terziario di qualità. Un impegno comune sul punto non solo è condivisibile, ma è perseguito convintamente da tutti i Parlamentari toscani della Casa delle Libertà. Individuare, cioè, comuni terreni di intervento e di sostegno a favore della priorità anche finanziarie dei beni culturali di Firenze e della Toscana, non è solo «umanizzare»il nostro bipolarismo altrimenti letto come reciproco tentativo di delegittimazione, ma anche e soprattutto rappresentare il meglio e compiutamente, le grandi ragioni del territorio di cui siamo espressione. Voglio, dunque, chiarire inequivocabilmente che i Parlamentari della Casa delle Libertà sono disponibili a «fare» sistema ed a giocare di squadra, come fanno da sempre con successo altre aree geografiche, quando sono in gioco i legittimi interessi di Firenze e della Toscana, Ben venga questa disponibilità concreta anche da parte dell'opposizione, se cadranno definitivamente pretestuosi propagandismi che soprattutto in Toscana, a volte, paiono sconfinare nel semplice tentativo estremista di criminalizzazione dell'azione del governo. A questo riguardo voglio ricordare a Chiti che non vi è settore dell'intervento finanziario dello Stato in Toscana che non sia stato ampliato dal governo Berlusconi rispetto ai governi divisti precedenti. Dall'Arno alle grandi infrastnitture, dal Polo Tecnologico delle ferrovie alla variante di valico, il governo Berlusconi ha invertito una tendenza dei governi precedenti che ha compresso anche finanziariamente l'intervento dello stato a favore della Toscana. Chiarezza per chiarezza, voglio dire all'On. Chiti non siamo d'accordo con quell'Italia a doppia velocità, prevista come eventualità dalla riforma Costituzionale voluta dall'Ulivo, che è il vero germe della dissoluzione dell'unità d'Italia, prevedendo ipotesi di governo differenziato tra Regione e Regione su competenze essenziali. Oggi la Costituzione ci dice, sul punto, che spetta allo Stato la tutela dei beni culturali e alla Regione le politiche di valorizzazione. Si tratta di un saggio equilibrio che trovo temerario modificare. I nostri beni culturali appartengono all'Umanità e penso sia giusto appartengano conseguentemente all'istituzione più «alta» di cui disponiamo perché la loro tutela deve essere totale e cioè la più efficiente e più finanziariamente forte possibile. La Regione e gli Enti locali si impegnino, senza inutili sconfinamenti di potere, alla valorizzazione del nostro patrimonio. Il governo Berlusconi è accusato, a giorni alterni, di essere o secessionista o centralista, mentre esercita semplicemente come in questo caso il prudente buon senso che non a caso è espressione della maggioranza dei cittadini del nostro Paese. On. Riccardo Migliori Deputato A.n.