La struttura costruita ad Augusta a inizio Novecento in cemento armato è lunico reperto del genere rimasto al mondo, ormai testimonianza di una grande stagione dellingegneria. Dopo tanti anni di abbandono limponente monumento è stato messo in sicurezza e quanto prima sarà restaurato. Tra le ipotesi la realizzazione di un porticciolo turistico e lallestimento di spazi per mostre, incontri, spettacoli e appuntamenti sportivi ossente e maestoso come un tempio greco, da quasi un secolo sovrasta la città da unaltura: è lhangar di Augusta, un interessante esempio dingegneria dinizio '900 e, a quanto pare, unico esemplare rimasto al mondo di hangar per dirigibili costruito in cemento armato. Un monumento straordinario che nel tempo ha ricevuto grandi apprezzamenti soprattutto a livello internazionale, ma che per decenni è stato lasciato in stato di totale abbandono, nelle mani dei vandali. Per fortuna la situazione sta cambiando: alla fine dello scorso anno, infatti, sono stati avviati i lavori di messa in sicurezza, prodromo al restauro dellhangar con la sua grande porta a soffietto, tutta in ferro, un vero capolavoro dingegneria per dimensioni e tecnica di costruzione. Recentemente, inoltre, è stato affidato lappalto per la progettazione del Parco del Mediterraneo, che prevede la risistemazione dellarea circostante dove sono stati ritrovati fra le sterpaglie una stele commemorativa e un anello di ancoraggio per dirigibili. Comincia così a prendere forma un sogno, allinizio accarezzato soltanto da pochi, primo fra tutti lingegner Tullio Marcon, memoria storica della marina militare ad Augusta, che ha dedicato gli ultimi anni della vita a cercare di convincere gli organi competenti ad occuparsi di un bene così unico. Autore di diversi libri sulla storia militare di Augusta nelle diverse epoche, è stato anche il fondatore del Museo della piazzaforte, ospitato presso il castello Svevo, attualmente chiuso per restauri, dove erano esposti cimeli di varie epoche da lui stesso raccolti. Leredità morale dellingegner Marcon è stata idealmente raccolta dallassociazione "Hangar Team Augusta", che continua a battersi per la salvaguardia e la riqualificazione del sito. Sebbene in stato di abbandono, nel 1987 lhangar è stato dichiarato opera di alto interesse storico-monumentale dallassessorato regionale ai Beni culturali e attualmente è in corso liter per inserirlo fra i beni tutelati dallUnesco. In questi anni, comunque, non sono mancati i riconoscimenti come nel 1989 a Londra in occasione di una mostra e di un convegno internazionale, Housing the Airship, sullepopea dei dirigibili e degli hangar. Leccezionalità della costruzione ha attratto perfino linteresse di un gruppo di studiosi dellUniversità giapponese di Nagoya, specializzati nel recupero di strutture in cemento, che tornano frequentemente ad Augusta per studiare lhangar nei minimi particolari. Lultima visita risale allo scorso luglio. Un riconoscimento che riempie dorgoglio i volontari di "Hangar Team Augusta" che aspirano ad ottenere laffidamento del parco. Fondatore e anima dellassociazione è Gianni DAnna, da oltre un decennio promotore di numerose iniziative. Attraverso lassociazione non ha mai perduto occasione per portare avanti la sua battaglia, divulgando informazioni per sensibilizzare lopinione pubblica e richiamare lattenzione degli organi competenti. «Allinizio - ricorda - io e i pochi amici che mi seguivano eravamo chiamati "gli scemi dellhangar" e nessuno credeva che quel rudere potesse avere un futuro. Poco per volta invece abbiamo sconfitto le resistenze e superato gli ostacoli burocratici facendo apprezzare lhangar in Italia e allestero». La costruzione delledificio, che ha dimensioni imponenti con i suoi 105 metri di lunghezza, 45 di larghezza e ben 37 di altezza, fu iniziata durante la prima guerra mondiale per la difesa aerea della zona strategica al centro del Mediterraneo, ma fu ultimata solo dopo la fine del conflitto. Nel 1920, comunque, lhangar faceva parte di unarticolata area militare che comprendeva caserme, cucine, officine e abitazioni per ufficiali e sottufficiali e fino al 1925, quando ricevette la visita di Vittorio Emanuele III, ospitava regolarmente dirigibili. Poi, negli anni successivi, perse la sua funzione, pur continuando a essere parte predominante del complesso progressivamente ampliato con la costruzione di un idroscalo nello specchio dacqua sottostante e di vari capannoni adibiti a officine e magazzini. Durante la seconda guerra mondiale tutta larea fu al centro di violente battaglie ma, forse non a caso, le strutture militari, la rada e lantistante castello federiciano furono risparmiati. Infatti, finita la guerra, il complesso fu utilizzato come base dalla Boac (British overseas airways corporation), lallora compagnia aerea statale britannica. Successivamente, per tutti gli anni '50, larea continuò a vivere come base militare e lhangar fu trasformato per accogliere gli alloggi e i circoli degli ufficiali e dei sottufficiali dellaviazione. «Aveva perso da tempo la sua funzione, i dirigibili erano relegati ad un passato alquanto remoto, ma lhangar e tutto quello che gli stava intorno erano ancora vivi», ricorda con commozione Alberto Amata, uno dei fondatori dellHangar team che, da figlio di un sottufficiale dellaviazione, è cresciuto in una abitazione proprio a ridosso dellhangar. Poi, con la caduta dellinteresse dal punto di vista militare, seguì labbandono ed il lento e inesorabile declino. Appena più giovane di altri miracoli dellingegneria quali la Torre Eiffel e del Tower Bridge, il ponte più famoso di Londra di cui, orgogliosamente, sono ancora tenuti in bella mostra i motori per azionare il ponte levatoio, lhangar non ha avuto altrettanta fortuna: infatti i poderosi motori che azionavano le sue immense porte a soffietto sono stati smontati intorno agli anni Sessanta e caricati su un camion dellamministrazione militare per essere portati a Siracusa e da allora se ne sono perse le tracce. E le stesse porte fino a poco tempo fa hanno corso il rischio di essere dismesse. Ormai comunque lhangar non pare correre grandi rischi poiché il Comune ha ottenuto laffidamento dellarea e tutti i segnali sembrano prometterne la rivalutazione. Aperti restano invece gli interrogativi su tutta larea circostante. Cè, infatti, chi crede ancora nella vocazione industriale di Augusta e chi, al contrario, pensa che lo sviluppo industriale sia stato uno specchietto per le allodole che ha creato numerosi danni ambientali e auspica maggiore attenzione per lingente patrimonio culturale. Questi ultimi vorrebbero vedere rivalutata tutta larea circostante, anche oltre il parco. E, in realtà, la zona gode di un fascino straordinario. La collina sulla quale si erge lhangar dà proprio sul mare, sulla rada Megarese. Qui cè chi pensa di realizzare un porto container e chi invece preferirebbe spingere la leva dello sviluppo turistico. "Lidea - dice Gianni DAnna - sarebbe di realizzare un porticciolo turistico, a basso impatto ambientale, con pontili in legno, pronti ad ospitare le imbarcazioni dei visitatori che, attraverso un percorso pedonale di circa 500 metri, potrebbero raggiungere lhangar e vedere dallalto la rada col castello Svevo, la rimessa per gli idrovolanti e i forti spagnoli Garsia e Vittoria che fanno da sfondo. Inoltre, per i due forti, anche questi attualmente in restauro, lidea sarebbe di utilizzarli, luno come centro congressi e laltro come scuola di vela». Naturalmente la rada dovrebbe essere ripulita dai relitti che la ingombrano, ma anche in questo caso un occhio di riguardo andrebbe riservato a un rimorchiatore dei primissimi anni del secolo scorso e a due dragamine in legno risalenti alla seconda guerra mondiale, attualmente in stato di totale abbandono, mentre meriterebbero sicuramente miglior sorte. E continuando sulla strada dei progetti, cè chi pensa allhangar e al parco del Mediterraneo come luoghi ideali per ospitare mostre ed esposizioni e, perché no, anche concerti, spettacoli o appuntamenti sportivi. Le possibilità non mancano, compreso quella di far tornare i dirigibili. E in verità un paio di anni fa un dirigibile è ricomparso. Era un dirigibile della Skycruise, una delle più importanti compagnie internazionali di voli con dirigibile che ha manifestato il suo interesse a utilizzare lhangar e lo spazio antistante.