I risultati dello studio La produttività nei settori di turismo e beni culturali considerati strategici è calata in cinque anni dal 30 al 24 per cento. Uno studio dellIstat sugli indicatori: hanno fatto meglio Calabria e Basilicata. La povertà delle famiglie, la raccolta differenziata dei rifiuti, la distribuzione dellacqua. E ancora: le nuove imprese e i disoccupati. Negli anni in cui la Sicilia ha avuto a disposizione i fondi di Agenda 2000, gli interventi giustificati da quella pioggia di miliardi (quasi 10 di cui tre da investire entro dicembre) non hanno portato ad alcun convincente segnale di crescita. Ma le stesse difficoltà incontrate dallamministrazione siciliana per dare concretezza al Programma operativo regionale, non hanno colpito altre regioni che utilizzando allo stesso modo risorse europee, legate al Quadro comunitario di sostegno (Qcs) 2000-2006, sono riuscite a migliorare la qualità della vita. A rivelare le differenze fra la Sicilia e il resto del Paese è lIstat che a supporto dellattività di monitoraggio e valutazione del Qcs ha creato una banca dati con circa 160 indicatori su base regionale. E da lì arriva la conferma che la Sicilia ha speso male i suoi soldi ma soprattutto che altre regioni, e non solo del nord, hanno saputo muoversi diversamente. Così, per esempio, la raccolta differenziata dei rifiuti, senza la quale sarebbe impossibile far lavorare i termovalorizzatori che in Sicilia saranno quattro, è arrivata in cinque anni a quota 6,6 per cento. E dire che la Regione aveva fissato lobiettivo di raggiungere entro il 2007 il 45 per cento. In altre zone dItalia è andata diversamente. A parte le regioni del Nord che si sono attestate sopra il 40 per cento (e cioè Piemonte, Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto), le Marche nel 2000 differenziavano il 9,7 per cento dei rifiuti e oggi sono al 19,5. LAbruzzo è salito dal 6,1 al 16,9. Ancora più evidente la crescita della Sardegna: 1,7 per cento di raccolta differenziata del 2000; 19,8 sei anni dopo. Anche gli investimenti sullerogazione dellacqua, al momento, non hanno prodotto i miglioramenti sperati. Lindagine Istat sulle irregolarità della distribuzione rivela che in Sicilia la percentuale di famiglie che denunciano irregolarità è pari al 30,5 per cento, fa peggio solo la Calabria con lo 0,1 per cento in più. Rispetto al 2000 la Sicilia è migliorata solo di 3 punti percentuali, poca cosa rispetto ad altre regioni del Sud. La Puglia, a proposito di famiglie disagiate per via dellacqua, è scesa dal 20,6 al 17,1; la Basilicata dal 28 al 15,3; la Sardegna dal 47,4 al 15,1. E la stessa Calabria che pure resta il fanalino di coda con il 30,6 per cento, nel 2000 registrava il 47,8 per cento di famiglie alle prese con problemi di acqua dal rubinetto: segno che, stando allIstat, molto è stato fatto da allora. I fondi europeo piovuti sulla Sicilia non sono serviti a rilanciare nemmeno limprenditoria. Conti alla mano, il tasso di natalità delle aziende per lIsola non va oltre l8,5 per cento (lultimo dato disponibile è del 2005) mentre nel 2000 era pari al 9 per cento. Nello stesso anno lAbruzzo era al 7,7 e nel 2005 ha raggiunto quota 8,4 mentre il Molise, che partiva dal 7,9 è riuscito ad attestarsi all8,1. La Sicilia è nettamente ultima per disoccupazione di lunga durata: con il 60,7 per cento ha il maggior numero di persone in cerca di lavoro da oltre un anno. La Calabria, che sta al penultimo posto, è al 55,5 ma nel 2000 aveva raggiunto quota 62,9. Numeri inevitabilmente concordanti con quelli legati alle famiglie che vivono al di sotto della soglia di povertà. Anche in questo caso la Sicilia è il fanalino di coda con il 28,9 per cento (nel 2002 erano il 21,3). Le altre regioni del Sud negli ultimi anni sono rimate stabili. E poco confortanti sono anche i risultati di turismo e beni culturali che pure, stando ai progetti di Agenda 2000, avrebbero dovuto caratterizzare la programmazione comunitaria in Sicilia. LIstat dice che in Sicilia la produttività del lavoro nel turismo è calata in cinque anni dal 30,2 al 24,8 per cento. Quanto alla domanda culturale, misurata in base al numero di visitatori dei musei, la Sicilia nel 2000 ne aveva messi assieme 95.700 crollati a quota 84.800 nel 2006. Certo, in pochi si aspettavano exploit simili a quello della Toscana (da 92 mila a 109 mila) ma almeno si sperava che il numero di visitatori rimanesse stabile come accaduto in altre regioni del Sud dove i fondi comunitari hanno avuto miglior sorte.