Il Comune vuole cacciare Orlando, Rinaldo e gli altri pupi dalla "Corte delle Stelle" Dagli anni '80 in poi, chi fosse passato per corso Ruggero a Cefalù, non avrebbe potuto non osservare unardita struttura ultramoderna, con grandi arcate, il cui strano colore rosso vinaccia strideva con le caratteristiche case del centro storico della città. Avrebbe dovuto essere un centro multifunzionale ma, come tanti altri tristi scheletri di Sicilia, versava nellabbandono. Un cartello indicava lesistenza di una "strada romana", che nessuno riusciva a trovare perché quei resti archeologici erano stati inglobati dentro una stanza delledificio. Dallestate 2001 il sito, poeticamente battezzato "Corte delle Stelle", era stato dato in concessione dallallora sindaco Simona Vicari alla Compagnia TeatroArte Cuticchio, che si era anche adoperata a liberare i locali dallimmondizia e le pareti da innumerevoli scritte oscene. Unautorizzazione che lattuale amministrazione comunale minaccia di ritirare da un momento allaltro, privando così la cittadina di una struttura che in questi anni si è rivelata un valore aggiunto alle sue bellezze naturali. Giacomo, Franco e Teresa Cuticchio, insieme al padre Girolamo, il più anziano puparo vivente, hanno iniziato nel luglio 2001 ad offrire tre spettacoli di opera dei pupi per settimana, ma il successo è stato tale che sono ben presto passati a due al giorno, coinvolgendo gli spettatori con la possibilità di osservare il palcoscenico e la manovra dei pupi da una tribuna rialzata. I Cuticchio hanno sfruttato larea al meglio inserendo anche un piccolo spazio museale dove è esposta parte della collezione di famiglia. La mostra è divisa in sei sezioni, cinque dedicate rispettivamente ai pupi, ai fondali e cartelloni, alle teste e ossature delle marionette, ai pianini a rullo o a cilindro, e ai copioni e canovacci. Nella sesta cè la ricostruzione di un laboratorio per creare i pupi. La maggior parte dei pupi in esposizione sono "armati", come i leggendari paladini Orlando e Rinaldo, e i guerrieri saraceni Rodomonte e Ferraù, ma non mancano quelli da farsa detti "in paggio", i famosi Nofriu e Virticchiu. I pupari non hanno mai avuto copioni veri e propri, quelli in mostra sono canovacci tramandati da padre in figlio, quaderni scritti a mano, sui quali veniva riportata per ogni serata la divisione in atti e scene. Tra le sezioni della mostra, forse la più importante, per la rarità dei pezzi esposti, è quella delle sei pianole, fra cui una costruita a Nizza nel 1840, tutte perfettamente funzionanti: i Cuticchio sono rimasti gli ultimi ad essere in grado di riparare questi preziosi cimeli. Due di esse sono state acquistate in un laboratorio di Madrid, oggi non più attivo; unaltra, proveniente dal teatrino del puparo Canino, è stata fortunosamente trovata da Girolamo Cuticchio ad Alcamo in un garage. «Ci vorrebbe un Tir per sgombrare tutto questo materiale che oltretutto noi non avremmo proprio dove mettere - afferma Teresa Cuticchio - Abbiamo impegni con scuole di mezza Italia e con gruppi di turisti presi già da mesi, andare via da qui sarebbe per noi un vero e proprio disastro». «Ho cercato invano di contattare lUnesco - dice Franco Cuticchio - per chiedere il oro aiuto e per fare presente che mentre lorganismo culturale dichiara i pupi patrimonio immateriale dellumanità qui ci minacciano di sfratto».