Roma, 26 ago (Velino) - Due esposti già presentati, un possibile ricorso all'autorità giudiziaria e un invito "a fare una passeggiata" già pervenuto al sindaco Gianni Alemanno e al ministro dei Beni culturali Sandro Bondi. In attesa di una data cruciale, il 2 settembre. Italia Nostra illustra la strategia offensiva contro il progetto di realizzazione di un megaparcheggio al Pincio, smontando l'impostazione che ne giustifica la costruzione, l'alleggerimento del traffico urbano, e denunciando "lo scempio" che ne consegue e i veri "obiettivi affaristici" che soggiacciono all'intera opera. Espressione, questa, dell'agguerito presidente della sezione romana dell'associazione, Carlo Ripa di Meana, che nel corso di una conferenza stampa, ha ripercorso le tappe di una vicenda a suo dire zeppa di irregolarità. Partendo da un assunto incontrovertibile: "Il Pincio è un'opera completa e come tale intoccabile". "Abbiamo dimostrato che mancano le carte, che ci sono state forzature, malintesi e incompletezze riassume -. Per questo chiediamo a chi ha organizzato tutto questo di provare la regolarità di quello che è già stato fatto e di quello che deve essere ancora fatto". Anche per questa ragione, Ripa di Meana ha ufficialmente invitato il primo cittadino e il ministro Bondi a "fare una ricognizione diretta" sul Pincio, prima di martedì prossimo, quando la giunta capitolina presenterà una memoria con le conclusioni della commissione dei cinque saggi, nominati dallo stesso Alemanno appena salito in Campidoglio. Il presidente della sezione romana di Italia Nostra forse si augura possano avere la stessa reazione del capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che, racconta, "andato sul Pincio per fare footing, mi ha telefonato per urlare contro la follia di quello che aveva visto". Il 2 settembre è certamente una data decisiva per altre due ragioni: il responsabile della direzione generale per i beni archeologici del dicastero guidato da Bondi, riunirà il comitato di settore per "una rimodulazione del vincolo archeologico". Cui si deve aggiungere la rimozione del vincolo paesaggistico e quello monumentale per far ripartire i lavori. Non solo, per martedì prossimo è anche prevista la riapertura del cantiere dell'azienda che si è aggiudicata l'appalto per 29 milioni di euro, la Sac di Claudio Cerasi. A tal proposito, si è calcolato che un eventuale stop ai lavori determinerebbe il pagamento di una penale pari a circa 10 milioni di euro e un mancato guadagno calcolato attorno ai 30 milioni di euro. Ma qui Italia Nostra insorge e dimostra come, trattandosi di appalto integrato, il comune, quindi la cittadinanza, non deve rimborsare nulla, perché "tutta la responsabilità è in capo all'azienda costruttrice", come ricorda Antonio Tamburino, responsabile dell'associazione per il rapporto "Parcheggio del Pincio". In altre parole, se negli appalti normali l'amministrazione elabora il progetto esecutivo, comprensivo dei dettagli e si assume tutta la responsabilità della corretta elaborazione progettuale, in caso di appalto integrato, l'amministrazione si ferma al progetto definitivo e chiede all'impresa di verificarne tutta la validità e di sviluppare poi a suo carico il progetto esecutivo. Proprio Tamburrino, in conferenza stampa insieme a Ripa di Meana, ha segnalato "irregolarità" in tutte le fasi del progetto, dall'approvazione, alla procedura di valutazione di impatto ambientale, alla gara d'appalto. Tamburrino denuncia, tra l'altro, l'assenza di uno studio sul traffico, di un parere del VII dipartimento del comune di Roma, quello competente per le politiche di mobilità. E ancora, a chi sostiene che non vi siano beni di rilevanza archeologica nel perimetro interessato dall'opera, ricorda che già nel 2004 l'archeologo Alain Chinèe aveva dimostrato la presenza di una domus. L'associazione presieduta da Italia Nostra, da tempo protagonista di una battaglia contro la realizzazione del parcheggio, individua una soluzione alternativa, l'ampliamento del galoppatoio, il parcheggio sorto vicino a Villa borghese, nei pressi dell'area interessato al progetto. E denuncia lo scopo "affaristico" dell'opera pubblica, che "avvantaggia pochi provati, senza veri benefici per la collettività". Benefici, sottolinea Ripa di Meana, "ancora tutti da dimostrare". In attesa della riunione della giunta capitolina e della relazione della sovrintendenza, l'associazione ricorda di aver presentato già due esposti, alla Corte dei Conti e alla direzione generale dell'autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Ed evoca offensive legali, anche a livello europeo e internazionale. L'ultima parola spetta ora al Comune e al sindaco Alemanno, destinatario, insieme ai saggi, di un questionario redatto dall'associazione, in cui, in forma di domanda, sono sintentizzate tutte le perplessità. Sulla decisione finale del sindaco, Ripa di Meana si sbilancia: "A una lettura razionale, non ho alcun dubbio, Alemanno deve essere contro, lo dice il suo passato e quello che ha dichiarato in campagna elettorale osserva il presidente della sezione romana di Italia Nostra -. Non riesco a immaginare come un sindaco che ha da tener d'occhio la sua integrità e la sacralità del suo passato, possa dare il via a lavori decisi da un altro sindaco, in un'alleanza non proprio commendevole con la potente casta dei costruttori". Alemanno, chiosa Ripa di Meana, si troverebbe "questo contestato cantieraccio" durante tutto il suo mandato.
ROMA - Pincio, Ripa di Meana: Esposti contro "irregolarità" parcheggio
Il presidente della sezione romana di Italia Nostra, Carlo Ripa di Meana, ha denunciato irregolarità nella realizzazione del progetto di costruzione di un megaparcheggio al Pincio a Roma. L'associazione ha presentato due esposti alla Corte dei Conti e alla direzione generale dell'autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture. Ripa di Meana ha invitato il sindaco Gianni Alemanno e il ministro dei Beni culturali Sandro Bondi a "fare una passeggiata" sul Pincio per vedere la realizzazione del progetto.
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