Emersi dati innovativi sulla civiltà pre romana del centro Italia Le indagini erano iniziate nel 2000 Importanti scoperte negli scavi archeologici di Orvieto condotti dagli esperti maceratesi Una pagina importante della storia etrusca è stata svelata dall'Università di Macerata che ne illustrerà i particolari nei prossimi giorni venerdì prossimo alle 11 nel museo archeologico nazionale di Orvieto, avrà luogo infatti una conferenza-stampa nel corso della quale saranno illustrate le importanti scoperte avvenute durante la campagna di scavo 2008 condotta su concessione ministeriale dall'Università di Macerata in località Campo della Fiera di Orvieto, grazie al sostegno finanziario della Banca Monte dei Paschi di Siena e con la collaborazione del Comune di Orvieto. Quest'anno le indagini, iniziate nel 2000, hanno fatto emergere elementi di assoluto prestigio e rilevanza scientifica che contribuiscono a sottolineare l'importanza del santuario etrusco e a rivelare presenze di età romana di spessore finora sconosciuto ad Orvieto. Saranno presenti: Stefano De Caro, direttore generale per i Beni Archeologici del Ministero per i Beni e le attività culturali, Mariarosaria Salvatore, soprintendente per i Beni archeologici dell'Umbria, Simonetta Stopponi, docente dell'Università di Macerata, direttore dello scavo, Filippo Coarelli, docente dell'Università di Perugia, Paolo Bruschetti, direttore del Museo nazionale di Orvieto, Stefano Mocio, sindaco del Comune di Orvieto, Giuseppe M. Della Fina, assessore alla Cultura del Comune di Orvieto 10, e rappresentanti della Banca Monte dei Paschi di Siena. I risultati finora ottenuti sono di grandissimo interesse e documentano la notevole importanza storica di un sito che, se alcuni frammenti di VIII secolo avanti Cristo rivelano frequentato già in età protostorica, fu destinato dalla metà del VI secolo a.C. ad essere sede di un santuario etrusco. La sua funzione di luogo sacro non soltanto perdurò in epoca romana, repubblicana ed imperiale, ma continuò fino ad età medievale divenendo sede della chiesa di San Pietro in Vetere, finora considerata perduta. La continuità di culto sottolinea la rilevante importanza del luogo apportando elementi di conferma all'identificazione del santuario etrusco-romano con il Fanum Voltumnae, il santuario federale degli Etruschi invano cercato sin dal XV secolo. Nel corso della campagna di scavi condotta dall'Università maceratese nel 2007, i lavori hanno consentito di mettere in luce quasi completamente la strada etrusca interna al santuario coperta da strati di riutilizzo contenenti altari etruschi e frammenti statuari di marmo greco. All'interno del recinto sacro sono emersi due imponenti altari e la base di una colonna. Un grande basamento in tufo di un edificio etrusco è stato scoperto nel settore meridionale dello scavo. I materiali finora rinvenuti annoverano pregevolissime ceramiche greche, terrecotte architettoniche, monete di vari periodi anche con esemplari greci e punico-siculi.