C'è questa storia, se ne parla da decenni, dell'Italia che dovrebbe far di più per valorizzare i propri beni culturali, monumenti e aree archeo-logiche e quant'altro. Una considerazione generale, da cui le regioni settentrionali non sono certo escluse. Ma che vale particolarmente per il Sud, dove dei beni in questione esiste una concentrazione eccezionale, per qualità e quantità. E dove spesso, ancor prima di "valorizzare", sarebbe il caso di "proteggere". Le associazioni che si occupano di salvaguardia artistica rilanciano continuamente segnalazioni di antiche meraviglie deturpate da incuria e vandalismi. A partire dal caso limite, quello di Pompei: la città cristallizzata 2000 anni fa dall'eruzione del Vesuvio, sito archeologico più visitato del mondo, affoga nel degrado e nella disorganizzazione. Tanto che, lo scorso luglio, il governo ha addirittura proclamato lo stato d'emergenza, nominando un commissario straordinario per vedere di migliorare la situazione. A DIFESA DEI MOSAICI D'altronde, siamo il Paese al mondo più ricco di opere d'arte e reperti, ma costretto a ricorrere all'esercito per difenderne l'integrità. E mica in senso figurato: nell'elenco, stilato nei mesi scorsi da governo ed enti locali, dei luoghi da far difendere dai soldati, compare anche Piazza Armerina. Località siciliana nei pressi di Erma famosa per i meravigliosi mosaici del IV secolo. I militari sono più che altro incaricati di presidiare l'area agricola della zona, ma il comandante regionale militare sud dell'Esercito, Mauro Moscatelli, ha dichiarato che daranno un occhio anche al sito archeologico. E chissà che la loro presenza non scoraggi anche i fessi di turno: quelli che nottetempo staccano un pezzo di opera d'arte da portare a casa per ricordo, o da rivendere al mercato nero. Roba da tagliargli una mano. ESEMPIO PALERMITANO Da Italia Nostra, l'associazione ambientalista che si occupa anche di protezione dei beni artistici, ci dicono che «manca soprattutto una politica gestionale che mantenga dei lavori di restauro magari effettuati, ma che poi non vengono conservati nel tempo. Col risultato che, dopo qualche tempo, tutto torna come prima». Rimanendo in Sicilia, emblematico è il caso del centro storico di Palermo. Nemmeno un mese fa, il Nucleo tutela patrimonio artistico della polizia municipale cittadina ha diffuso un dossier. Dove vengono elencati i gioielli palermitani lasciati morire per incuria. Un esempio per tutti, la Villa del Principe Raniero Affiata di Pietragliata, in via Serradifalco, importante costruzione neogotica: soffitti crollati, pavimenti distrutti, parco in stato d'abbandono. E quanto scritto dai vigili nella relazione è ancor più emblematico: «Quello che dovrebbe essere un esempio dell'arte e della storia della città, si mostra invece come un esempio di scempio, degrado, incuria e abbandono». E la Valle dei Templi ad Agrigento, uno dei tanti siti archeologici del Sud che l'Unesco ha dichiarato patrimonio dell'umanità"?. Il problema delle costruzioni abusive all'interno dell'area è noto, e non pare ancora essere stato risolto, nonostante qualche abbattimento. Peraltro, solo qualche giorno fa il "Giornale di Sicilia" raccontava i disagi patiti dai turisti. Con la signora che si chiede come sia possibile che «non c'è una panchina e neppure una pensilina dove aspettare l'autobus», e l'altra che per tornare a prendere la macchina deve fare due chilometri a piedi perché non c'è ombra di navetta, e il ragazzo che chiosava «se dovessi sposarmi oggi, non verrei più qui a fare la luna di miele». LAVORI INFINITI Cambiando regione, ancora Italia Nostra ci segnala il caso del Teatro Margherita di Bari, notevole esempio di architettura liberty: i lavori di ristrutturazione sono cominciati undici anni fa, poi sono stati interrotti, e attualmente non si sa bene a che punto siano, anche se viene pe-riodicamente ripetuto che "fra un po' riapre". Oppure, sempre a Bari, il fossato che circonda il Castello Normanno, da troppi scambiato per una pattumiera a cielo aperto. Il problema è vasto, altroché. E oltre a importanti testimonianze culturali sbriciolate dall'incuria, c'è anche da dire che si tratta di una importante risorsa economica non sfruttata come dovrebbe. I numeri sono chiari: stando alle statistiche del ministero dei Beni culturali (manca però il dato siciliano), nel 2007 i visitatori a musei, monumenti e aree archeologiche per quanto riguarda il Sud, sono diminuiti. Con punte negative in Calabria (-6,7) e Basilicata (-11,56). C'è di che meditare.