Sul destino del carcere di Trento, Italia Nostra ha inviato un appello al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, al sottosegretario Gianni Letta e al ministero per i beni culturali, Sandro Bondi. «Non vogliamo mettere qui in discussione la disposizione dello Statuto della Provincia autonoma di Trento - si legge nel documento di Italia Nostra - che affida in via esclusiva alla stessa Provincia ogni funzione di amministrazione attiva della tutela del patrimonio storico artistico, senza alcun congegno che valga a recuperare la competenza residuale dello Stato quando appaia evidente che quella funzione dalla Provincia esercitata nel nome della comunità nazionale è invece gestita in contrasto con le finalità istituzionali e in modo da mettere a rischio la stessa integrità fisica del patrimonio». «Non crediamo invece - prosegue il documento indirizzato a Berlusconi - che valga ad esimere la responsabilità dello Stato, proprietario del bene, lo sbrigativo rimando alla esclusiva competenza di tutela della Provincia autonoma, secondo la risposta (20 agosto 2007) dell'allora Capo Gabinetto del Ministro per i beni culturali. Lo Stato infatti nella sua entità unitaria non può sottrarsi agli obblighi conservativi sanciti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio, essendo come proprietario dell'edificio carcerario di Trento tenuto a garantire la sicurezza e la conservazione del bene culturale di sua appartenenza. E come ente unitario proprietario esso è istituzionalmente attrezzato per apprezzare l'interesse culturale del bene. E dunque nella specie, attuata in proprio la doverosa verifica, lo Stato (Presidenza del Consiglio e ministeri coinvolti nella intesa con la Provincia) è destinatario dell'obbligo di garantire sicurezza e conservazione del bene, sicché nell'intesa con la Provincia autonoma è tenuto a porre le condizioni che integrano l'adempimento di quell'obbligo. La cui violazione - conclude la lettera di Italia Nostra - è sanzionata penalmente come uso illecito e danneggiamento del bene culturale».