Non sono i numeri di un disastro, ma l'estate per le città d'arte toscane è andata davvero male. Abituata a considerare Firenze, Pisa e Siena tre baluardi capaci attrarre turismo in ogni stagione e in qualunque situazione, la Toscana deve fare i conti con il bruttissimo meno 4,3 fatto registrare dagli alberghi fiorentini che, secondo Federturismo hanno avuto un'occupazione media dei posti letto appena superiore al sessanta per cento. Pisa, invece, ha avuto una diminuzione del 2,4 delle presenze che ha portato il tasso di occupazione delle strutture ricettive al 55, un livello preoccupante che indica che mediamente in ogni albergo una camera su due resta vuota. Peggio ancora è andata a Siena: un sondaggio della Confesercenti provinciale segnala che nella città del Palio il calo ha oscillato tra il 10 e il 12 per cento. Una magra consolazione (in termini di numeri, vista la diversa capacità ricettiva) sono la sostanziale tenuta del turismo a Lucca e il leggero aumento di pernottamenti che è stato fatto segnare a Pistoia. Complessivamente, il 2008 rischia di essere ricordato come un «anno orribile» per il turismo di un po' tutte le città d'arte, ma nel triangolo compreso tra Firenze, Pisa e Siena sono sparite centinaia di migliaia di presenze che condizioneranno pesantemente il consuntivo dell'intera regione, interrompendo così una promettente ripresa che era in corso da un paio d'anni. Per Emilio Becheri, esperto di flussi turistici, a influenzare il bilancio delle città d'arte toscane è stato l'effetto del supereuro che ha toccato proprio i Paesi come gli Usa e il Giappone che rappresentano il miglior serbatoio delle città d'arte. «La flessione di arrivi dall'area del dollaro e dello yen è stata compensata solo in parte dalla crescita di arrivi dall'Est. Vista la situazione economica - spiega Emilio Becheri - che colpisce in modo particolare le classi medie, c'era da aspettarsela una diminuzione che peraltro ha coinvolto anche Francia e Spagna. Alla fine dell'anno, sono comunque convinto che la flessione complessiva sarà inferiore ai due punti». Eppure non tutti piangono: «La crisi - come sostiene Massimo Biagioni, segretario regionale della Confesercenti - è a macchia di leopardo ed è stata soltanto parzialmente contenuta dal sacrificio fatto dagli albergatori che hanno ridotto i prezzi pur di mantenere la clientela». Ma il problema non riguarda solo il conto dell'hotel: «E' la filiera complessiva ad essere troppo cara - aggiunge Biagioni - e il livello dei prezzi in Toscana comincia ad essere percepito come un problema dai turisti, anche perché le piccole e medie imprese non possono agire più di tanto sui margini». La constatazione che la crisi si manifesta a macchia di leopardo è la riprova che non tutte le responsabilità possono essere scaricate sulla congiuntura economica e sul supereuro. Su Pisa, ad esempio, comincia a pesare fortemente il fattore prezzi, mentre a Firenze «non giova l'immagine di città critica - afferma Becheri - con cui viene percepita all'estero». Traffico, scarsa pulizia, commercio abusivo cominciano ad appannare l'immagine di Firenze «che stenta a proporre idee innovative - conclude Becheri - schiacciata com'è dall'eredità del Rinascimento, mentre Pisa è condizionata dall'immagine di città mordi e fuggi dove c'è solo da vedere la Torre pendente». In questa «macchia di leopardo» del turismo d'arte, Firenze, Pisa e Siena piangono, mentre Pistoia sorride, se non altro per lo scampato pericolo. Nel primo semestre gli arrivi sono diminuiti del 9,6, ma i pernottamenti sono aumentati di quasi due punti. «La stagione estiva - spiega Nicola Risaliti, assessore provinciale al turismo - è iniziata con un giugno stazionario ed è proseguita con un luglio e un agosto in progresso». Tutto ciò, nonostante il fatto che lo scorso anno Pistoia abbia registrato una fortissima crescita sia di arrivi (più 28) che di presenze (più 38) che rendeva difficile confermare queste performance. Secondo Risaliti, una delle carte vincenti di Pistoia è stata, oltre al forte aumento qualitativo delle strutture turistiche, anche la voglia di scoprire nuove città da parte del turismo d'arte. «Abbiamo impostato una campagna promozionale proprio solleticando il gusto della scoperta di una città poco conosciuta, ma forte di un ricco patrimonio artistico. Si è cercato - aggiunge Risaliti - di sollecitare la fantasia di chi già conosce la Toscana e vuole scoprire nuovi tesori». Anche Lucca arrivava da un'annata eccezionale nella quale aveva registrato un aumento del 14 per cento delle presenze. «In attesa di dati definitivi - spiega il direttore dell'Apt, Francesco Colucci - abbiamo l'impressione di vivere una stagione di conferma, caratterizzata da un giugno orribile, a causa del tempo e forse anche della disputa dei campionati europei, e di un luglio e di un agosto positivi. A questo punto, la chiave di volta saranno settembre e ottobre, i mesi migliori per Lucca».
FIRENZE. L'estate nerissima delle città d'arte. Siena (-12), Firenze (-4,3), Pisa (-2,4): un bollettino di guerra
L'estate è andata male per le città d'arte toscane, con un calo del 4,3% delle presenze negli alberghi fiorentini, un 2,4% a Pisa e un 10-12% a Siena. L'effetto del supereuro ha influenzato il turismo, con una diminuzione dei visitatori dall'America e dal Giappone. La crisi è stata contenuta solo in parte dal sacrificio degli albergatori, che hanno ridotto i prezzi. La filiera turistica è troppo cara e i prezzi in Toscana sono percepiti come un problema dai turisti. Le città d'arte toscane hanno subito un calo di presenze, ma Pistoia ha registrato un aumento di pernottamenti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo