Pubblicato il giorno: 260808 C'è questa storia, se ne parla da decenni, dell'Italia che dovrebbe far di più per valorizzare i propri beni culturali, monumenti e aree archeologiche e quant'altro. Una considerazione generale, da cui le regioni settentrionali non sono certo escluse. Ma che vale particolarmente per il Sud, dove dei beni in questione esiste una concentrazione eccezionale, per qualità e quantità. E dove spesso, ancor prima di "valorizzare", sarebbe il caso di "proteggere". Le associazioni che si occupano di salvaguardia artistica rilanciano continuamente segnalazioni di antiche meraviglie deturpate da incuria e vandalismi. A partire dal caso limite, quello di Pompei: la città cristallizzata 2000 anni fa dall'eruzione del Vesuvio, sito archeologico più visitato del mondo, affoga nel degrado e nella disorganizzazione. Tanto che, lo scorso luglio, il governo ha addirittura proclamato lo stato d'emergenza, nominando un commissario straordinario per vedere di migliorare la situazione. A DIFESA DEI MOSAICI D'altronde, siamo il Paese al mondo più ricco di opere d'arte e reperti, ma costretto a ricorrere all'esercito per difenderne l'integrità. E mica in senso figurato: nell'elenco, stilato nei mesi scorsi da governo ed enti locali, dei luoghi da far difendere dai soldati, compare anche Piazza Armerina, località siciliana nei pressi di Enna famosa per i meravigliosi mosaici del IV secolo. I militari sono più che altro incaricati di presidiare l'area agricola della zona, ma il comandante regionale militare sud dell'Esercito, Mauro Moscatelli, ha dichiarato che daranno un occhio anche a (continua sul sito di Libero a pagamento; sarà inserito in versione completamente leggibile più tardi)