È lultima cicatrice della guerra: sarà restaurato e aperto alla città Della chiesa, bombardata nel 1943, restano solo i muri perimetrali e a cielo aperto Spettrale e suggestiva, ceduta nel 2003 dalla Curia, aperta al pubblico per la prima volta nel 2005 con un programma di visite guidate estive, e poi dimenticata, la chiesa di San Niccolò dellAbbadia, in via San Felice 41, è lultima cicatrice lasciata in città dai bombardamenti del 1943-44. Ricucite negli anni (e mesi) scorsi lex Manifattura Tabacchi e lOratorio dei Filippini, questa è davvero lultima. Lingegner Luigi Amedeo Melegari, titolare dellimpresa che nel 2003 acquistò ledificio, sospira e, «mi creda - si schermisce - è stato più difficile del previsto metter assieme un progetto». Progetto che ora cè, ed ha già ottenuto dalla Soprintendenza ai Beni architettonici e del paesaggio un preparere positivo; altre autorizzazioni dovranno giungere dal Comune, «io spero entro questanno», spiega Melegari. La fisionomia ricomposta di San Nicolò sarà quella, inevitabilmente ancora generica, di un concept store: «un luogo che accolga attività commerciali, e anche ricreative, offrendo una plusvalenza culturale», sintetizza il proprietario. Potrebbe essere un locale, caffè, wine bar e ristorante, che ospiti mostre e altre iniziative aperte al pubblico. Non troppo dissimile da quella che sarà la futura fisionomia dellex cinema Ambasciatori. Melegari indica, come riferimento, Corso Como a Milano: duecento metri di strada, locali e negozi alla moda. «La Soprintendenza ha insistito su questaspetto, della restituzione delledificio a un uso pubblico. Noi siamo del tutto daccordo, non ne vogliamo fare una speculazione. Certo però che i costi che si affronteranno per il recupero e il restauro devono essere compatibili con i flussi di cassa; in altre parole limpresa che si realizzerà in San Nicolò deve essere economicamente sostenibile e costituire un certo pregio per la città». Pretendenti al futuro spazio di San Nicolò dellAbbadia, sia chiaro, non ne sono mancati. Quando il Buddha Bar di Parigi, racconta Luigi Melegari, prese in considerazione lipotesi di aprire un suo locale in Italia, tra le diverse location visionate vi fu anche ledificio sventrato di via San Felice. «Ma io penso che non sarebbe stato elegante se in una chiesa, per quanto sconsacrata, fosse stata inserita uniconografia che non le appartiene. Alla fine non se nè fatto nulla». Rispetto allOratorio dei Filippini - anchesso lacerato dai bombardamenti, riparato al grezzo nel 1949 e recuperato solo di recente, grazie allintervento promosso e finanziato dalla Fondazione del Monte - «il restauro sarà meno coraggioso. In altre parole sarà un intervento fortemente conservativo. Verranno recuperati i volumi della chiesa preesistente e, per quanto possibile, i materiali. Useremo molto legno, anche se io personalmente avrei preferito qualcosa di più coraggioso. Inseriremo due passerelle e un soppalco nella parte absidale». I tempi? «Contiamo di qui a fine anno di acquisire tutte le concessioni e autorizzazioni a costruire. E poi ci piacerebbe aprire il cantiere nella primavera estate del 2009: sarà necessario un anno e mezzo di lavori».
BOLOGNA - Un emporio darte in San Nicolò
La chiesa di San Niccolò dell'Abbadia, in via San Felice 41, è lultima cicatrice della guerra lasciata in città dai bombardamenti del 1943-44. È stata acquistata nel 2003 dallimpresa di Luigi Amedeo Melegari e, dopo anni di lavori, sarà restaurata e aperta al pubblico. Il progetto prevede la creazione di un concept store con attività commerciali e ricreative, come un locale, caffè, wine bar e ristorante. La Soprintendenza ha approvato il progetto e il Comune ha già espresso interesse a concedere le autorizzazioni necessarie. Il restauro sarà meno coraggioso rispetto allOratorio dei Filippini, con un intervento fortemente conservativo.
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