Succede che riesco a varcare il cancello dell'Osservatorio Astronomico di Monte Mario nell'unica (finora) giornata di neve (finora) a Roma, ci avevo provato col sole, ma mi era andata mele, una custode cerbera mi aveva respinta: «II Museo e chiuso da due anni, l'Osservatorio non sì può visitare, e poi non ha visto la targa nuova? Qui ora c'è l'INAF...» Ma era proprio questa la ragione della mia curiosità, alimentata da una ricca documentazione e da una catena di proteste crescenti, contro la cancellazione (nemmeno più «strisciante»,..), dell'Osservatorio e del Museo Astronomico Copernicano, istituzioni tra loro inseparabili, la cui sede, dal 1935, fu stabilita in questa grande villa quattrocentesca, Villa Mellini, opportunamente corredata da quella cupola astronomica da cui tanti romani esploravano, fino a due anni fa, il cielo notturno della Capitale. Sta di fatto che ormai qui tutto è chiuso e sprangato, e in cima al colle la cui denominazione attuale, Monte Mario, deriverebbe, secondo alcuni studiosi, da «Monte Malo», a significare il dominio dei Mellini, altri "Signori" (della Burocrazia delle Scienze?) desiderano insediarsi, non solo scacciandone definitivamente «fino all'ultimo uomo» (e all'ultima donna), gli astronomi, i ricercatori e i tecnici, ma demolendo persino gli strumenti della ricerca scientifica (significativa di questa "politica" la rottamazione dello spettrografo della Torre Solare, che la Guida del Touring di «Roma e dintorni» definiva, negli Anni Ottanta, «la più grande d'Europa», ed a proposito della cui deliberata «decadenza», ci sarebbe molto da dire...). Insomma, da circa due anni, contro i misteri di Villa Mellini protestano - e speriamo non sia "invano per sempre..." - Associazioni prestigiose come Italia Nostra, demo-cratiche e di base come quella degli Amici di Monte Mario, e le maggiori istituzioni culturali e scientifiche della Capitale, dall'Università La Sapienza, al Musis (il Museo multipolare della Scienza e dell'Informazione Scientifica): ed in prima linea c'è l'Accademia Polacca di Roma, il cui Direttore, Krzystof Zaboklicki, non si spiega perché sia stato deciso di chiudere e in parte smembrare il Museo Astronomico Copernicano. Che nacque nel 1873 da una autentica mobilitazione di scienziati artisti e scrittori polacchi, per celebrare la ricorrenza, il 19 febbraio di quell'anno, del quarto centena-rio della nascita del cosmologo Nicolo Copernico (Kopernik, il nome originario del genio che sconvolse la Bibbia, ed era nato a Thorn), fondando a Roma, dove egli aveva studiato ed era vissuto, il Museo Copernicano. Il Museo, favorito da un'Italia post-unitaria decisamente laica, fu installato nel Collegio Romano e si arricchì non soltanto della prima edizione -1543 - delle sue opere, ma anche di una collezione preziosa di cimeli dello scienziato, donata da uno studioso polacco, che risiedeva allora a Firenze, il Professor Altura Wolynski. Seguirono altre donazioni che incrementavano sia l'oggettistica museale - unica In Europa, per esempio, la collezione di oltre 60 globi celesti e terrestri - sia la Biblioteca Antica. Il Comitato per la salvaguardia del Museo e della Biblioteca ha da tempo richiesto, «nel perdurante silenzio e nell'apparente indifferenza degli Organi decisionali», che venga sanzionato «il continuo stillicidio di materiale Museale verso Monte Porzio Catone... "nonostante" gli ingenti stanziamenti statali (ndr si parla di 2 miliardi e mezzo di vecchie lire), ottenuti «in occasione del Giubileo, per potenziare la fruibilità del Museo stesso». Che invece risulta chiuso al pubblico dal giugno 2002, mentre la stessa Conservatrice, la Dottoressa Marinella Calisi, è stata dislocata, dal Direttore dell'Osservatorio dì Monte Mario, Professor Roberto Buonanno, per tre giorni alla settimana a Monte Porzio Catone: cioè in quella che almeno sulla carta è ancora soltanto la succursale dell'Osservatorio di Monte Mario. E non si vorrebbe a questo punto concludere che la filosofia dei Beni Culturali all'alba del Terzo Millennio è subdolamente improntata al principio del «Prendiamoci palazzi e ville storiche, e buttiamo via le anticaglie! ». Ma ecco, che sotto la neve leggera - siamo nella fiaba? - il cancello di Villa Mellini sì schiude ed io avanzo per il viale in salita, accompagnata da gentili fantasmi che fanno della mia avventura una sorta di misteriosa "visita guidata". Così, sulla sinistra, vedo ergersi l'umiliata Torre Solare più grande d'Europa, che invano il Professor Alessandro Cacciani, titolare del Corso dì Spettroscopia dell'Università La Sapienza, aveva chiesto, fin dal 4 febbraio del 2002, all'allora presidente dell'lnaf (Istituto Nazionale d'Astrofisica), professor Giancarlo Setti, (ma l'Ente parastatale, costituito con una legge del giugno 2001, è già «commissariato»), di poter utilizzare «per scopi di didattica e di ricerca in collaborazione con molti istituti nel mondo». Nessuna risposta, (il progetto de La Sapienza non avrebbe gravato sul bilancio dell'Osservatorio né dell'lnaf), oggi tutta l'attenzione e la competenza del Direttore appare concentrata sulla succursale di Monte Porzio, dove venerdì scorso è stato pomposamente presentato alla stampa il nuovo Centro per lo studio delle emissioni solari: con l'acquisto, sottolinea Buonanno, di «uno strumento d'avanguardia»: il Pspt (Precìsìon solar photometric telescope) che misura quotidianamente le variazioni delle radiazioni solari. Anche allo scopo di stabilire quali siano le «colpe» del Sole nel sempre più soffocante effetto serra ormai scatenato sul nostro pianeta. Ma sono poi davvero determinanti «le colpe del Sole»? L'ho chiesto ad un esperto. Non risponde assolutamente al vero, egli mi assicura, che dell'effetto sera la responsabilità sia per un terzo del sole e per i due terzi dalle esalazioni prodotte dall'attività umana. (E principalmente, dall'estrazione e dall'uso dei combustibili fossili). Al contrario, l'aumento della potenza solare contribuisce all'eccesso di riscaldamento del pianeta soltanto per una percentuale dal 5 al 20. Questi dati provengono dal lavoro di oltre 30.000 ricercatori in tutto il mondo coordinati dall'Ipcc, il comitato scientifico internazionale sui cambiamenti climatici, Istituito dall'Onu nel 1988. Allora perché mai si tende - specie dopo l'accordo di Kyoto, ed anche in ambienti scientifici -ad enfatizzare la "Colpa del Sole"? (Un titolo omonimo, ora mi viene in mente, aveva l'unico documentario - erotico I - diretto da Alberto Moravia come regista...). La risposta è che probabilmente esistono oggi numerose lobbies Industriali e petrolifere - una fra tutte, la statunitense Global Climate Coalition - che fanno pressione anche sugli scienziati perché le loro ricerche ricaccino nella nebbia di ciò che sarebbe «scientificamente indimostrabile» i pochi dati certi che invece esistono sulle variazioni del clima.
l'Unità
25 Gennaio 2004
L'Osservatorio non è bene culturale
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Bene culturale
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