Un reportage fotografico messo a punto mesi addietro da Luciano Ferrara, presentato nell'ambito di un convegno al Grenoble di via Crispi e rimasto in mostra per un intero mese alla Feltrinelli di piazza dei Martiri, sottolineò un'invadenza che la nostra città patisce da anni e alla quale rischia di abituarsi. Il documento riuscì facilmente a far pensare a quello che potrebbe essere Napoli senza le numerose installazioni pubblicitarie che l'hanno occupata in questi ultimi anni. Cosa non impossibile, se si pensa a quello che è accaduto anni addietro a Lanzarote, nelle Canarie, e, più recentemente, a San Paolo del Brasile, rispettivamente per merito di un architetto, Cesar Manrique, e di un sindaco illuminato, Gilberto Kassab; in quei luoghi non è più possibile incontrare installazioni pubblicitarie, giudicate responsabili di un inquinamento visivo da non sottovalutare e di un reale disagio dei cittadini. Sembrò perciò un segno di felice attenzione a questo più volte e da più parti manifestato disagio la decisione presa al termine della riunione che vide protagonista Elisabetta Gambardella negli ultimissimi giorni della sua delega di asssessore all'arredo urbano: «Il tavolo territoriale di concertazione istituito dall'assessore Gambardella spiegava una nota ufficiale recependo le proteste e le denunce pervenute da parte della Soprintendenza, delle associazioni di cittadini e quelle dei commercianti, dopo aver esaminato sul territorio tutte le installazioni pubblicitarie effettuate finora, ha concluso concordemente i propri lavori rispondendo a un'esigenza condivisa di maggiore razionalizzazione degli spazi pubblici». SEGUE A PAG. 43