NellOttocento Shelley e Byron visitavano Pompei ed Ercolano con la Storia dellarte di Winckelmann nello zaino. Tra le rovine delle città distrutte dal Vesuvio inalavano, mista ai fumi delloppio e del laudano, laura inebriante della classicità. Gli inglesi del Terzo Millennio come Carolyn Lyons del «Financial Times», invece, fiutano solo degrado. «Due terzi degli scavi sono inaccessibili alpubblico denuncia la giornalista nella sua corrispondenza -, i muri si sgretolano, i tetti gocciolano. Ogni giorno,pioggia, sole ed efflorescenze saline distaccano le tessere dei mosaici e corrodono gli affreschi». Un quadro desolante, e anche ingeneroso nei confronti del soprintendente Guzzo che negli ultimi quindici anni ha fatto i salti mortali per preservare i monumenti e ampliare le aree visitabili. Ma sono in troppi a remargli contro, a cominciare dai trecento custodi e dai sindacati che li spalleggiano. Per riparare un pavimento, per rimettere in sesto un atrium o un tablinum, bisogna superare ben 9 i passaggi burocratici. E i 25 milioni annui di introiti non riescono a intaccare un costo di manutenzione di quasi 300. Ce nè quanto basta per giustificare lordinanza del presidente del Consiglio che a fine luglio ha dichiarato lo stato di emergenza a Pompei, nominando commissario un prefetto napoletano in pensione di nome Renato Profili. Dopo lesercito nelle città, i poliziotti negli scavi. Siamo alla militarizzazione strisciante dei Beni culturali. Di questo passo anche il mite ministro Bondi dovrà mettersi lelmetto. Basterà tutto ciò per riportare Pompei agli antichi splendori, per restituirle quel fascino che aveva stordito Shelley e Byron? II professor Wallace-Hadrill, direttore della British School di Roma e valente archeologo, è scettico: «Hanno dato 40 milioni di euro in mano al commissario, sfilandoli al budget destinato alla conservazione. Come se i soldi stornati, per magia, raddoppiassero la loro efficacia». Carolyn Lyons propone di trattare i siti come le crisi internazionali, sottraendoli alla responsabilità deisingoli Governi. Ma Pompei non è già sotto legida dellUnesco da ben undici anni? Allora, i sindaci vesuviani si erano impegnati a fermare labusivismo edilizio: si è visto come hanno mantenuto la promessa. Trai colonnati di Pompei scorrazza un centinaio di cani randagi completamente fuori controllo. Bancarelle abusive spacciano ogni genere di paccottiglia. E i custodi rifiutano di indossare la divisa, sicché non è possibile distinguerli dalle tante guide improvvisate. Perché il commissario non fa il suo mestiere, occupandosi di queste emergenze? Renato, sientammè: gli scavi, è meglio lasciarli agli archeologi.
POMPEI - Se Pompei chiama la polizia
NellOttocento, Shelley e Byron visitavano Pompei ed Ercolano con la Storia dellarte di Winckelmann. Oggi, gli inglesi del Terzo millennio, come Carolyn Lyons, denunciano il degrado delle rovine. Due terzi degli scavi sono inaccessibili al pubblico, i muri si sgretolano e i tetti gocciolano. Il commissario Renato Profili ha dichiarato lo stato di emergenza a Pompei per riparare i monumenti. Tuttavia, i 25 milioni annui di introiti non sono sufficienti per coprire il costo di manutenzione di quasi 300 milioni. Il ministro Bondi potrebbe dover mettersi l'elmetto per affrontare la militarizzazione dei Beni culturali.
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