Che cosa ci fanno quei chiodi sulla facciata in pietra dIstria di palazzo Ducale? Chi ha visto limpalcatura e il grande fondale azzurro e bianco del cielo con le nuvole disegnato da Oliviero Toscani, non ha potuto fare a meno di notare decine di chiodi con la testa ad anello piantati sulla parete che si sta per restaurare. Molti ce ne sono anche sulla facciata lungo il rio della Canonica, che è comunque molto meno pregiata anche se interamente costruita con mattoni che hanno 500 anni. Alcuni restauratori specializzati che inorridirono lo scorso ottobre, quando si scoprì che il blocco in pietra dIstria proveniente da un finestrone della sala del Maggior Consiglio era caduto a terra con tanta facilità, oggi inorridiscono alla vista dei chiodi. «E quantomeno curioso - affermano due esperti dei quali non possiamo al momento fare il nome - che per restaurare una facciata si siano piantati dei chiodi o dei perni nella pietra per ancorare limpalcatura o il fondale che la ricopre. Mentre i chiodi piantati tra i mattoni penetrano nello strato di malta che è un materiale sacrificabile, così non è per la pietra dIstria. Nemmeno se si agisce nellintercapedine tra due lastre. In realtà questa non cè perchéda pietra è fissata a contatto e al massimo cè tra una pietra e laltra una lastra di piombo dello spessore di qualche millimetro. In ogni caso si dovevano trovare soluzioni alternative». Unaltra questione che tiene banco in questi giorni riguarda il peso sempre maggiore che la pubblicità ha nei restauri dei monumenti storici. A palazzo Ducale, ad esempio, la pubblicità occuperà molto più spazio di quello inizialmente previsto dal progetto grafico e per questo il Comune ha concesso una deroga al Regolamento e la Soprintendenza ha dato il suo avallo alloperazione. Secondo questultima, queste cose sono possibili nel caso in cui il restauro sia di primario interesse pubblico, come palazzo Ducale certamente è. Unaltra cosa riguarda la questione dellimmagine sui pannelli di copertura, che secondo la circolare emanata lo scorso anno dallallora ministro ai beni culturali Francesco Rutelli, dovrebbero riprodurre le forme del palazzo momentaneamente celato alla vista. Per il critico darte e polemista televisivo Vittorio Sgarbi un intervento del genere, senza che si veda la riproduzione della facciata sarebbe addirittura "fuorilegge". Nel caso di palazzo Ducale, comunque, i restauri saranno pagati interamente dai privati cioè dallimpresa Dottor che metterà i due milioni di euro necessari in cambio dellesclusiva delle concessioni sulle pubblicità su palazzo Ducale per tre anni. Questo a molti non è andato giù, in quanto il Comune o la Soprintendenza teoricamente non potranno avere lultima parola sulle campagne pubblicitarie che compariranno sulla facciata delledificio che è stato per secoli il simbolo della potenza politica ed economica di Venezia. Quello che accade oggi, con uno Stato che non dà ai suoi uffici periferici abbastanza fondi per tutelare il patrimonio culturale e un Comune perennemente in bolletta e costretto a cedere ogni anno parte del suo patrimonio, è probabilmente lo specchio dei tempi.