Il Fai ha stilato alcune norme di comportamento rivolte alla popolazione, ai giovani e alle famiglie La presidente Mozzoni Crespi: «Vorremmo cercare di rendere la gente consapevole perché oggi non vede più». Il ministro Urbani: «È stata indicata una nuova utopia verso la quale muoversi» II Presidente Ciampi col ministro Urbani e la presidente del Fai Mozzoni Crespi Svegliatevi e diventate consapevoli. È' questo l'invito del Fai che ha stilato un decalogo di proposte per l'ambiente italiano presentato a Roma alla presenza del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in un convegno nazionale dedicato a «Conservazione e Partecipazione» aperto dal sindaco di Roma, Walter Veltroni, dal ministro Giuliano Urbani e dalla presidente del Fai, Giulia Maria Mozzoni Crespi. Queste le dieci proposte che da ieri sono disponibili sul sito del Fondo per l'ambiente italiano (www. fondoambiente.it): Riconoscere il valore dell'eredità culturale; opporsi alla tirannia di un presente smemorato; agire e progettare con resp9nsabili-tà e rispetto; individuare e rispettare nuove regole; difendere la propria identità; integrare il passato con il presente; promuovere la partecipazione; promuovere la conoscenza del patrimonio; educare attraverso l'esperienza diretta; conservare, vivere, integrare. «Il Fai- ha spiegato Giulia Maria Mozzoni Crespina identificato alcuni punti su cui vorrebbe lavorare. Vorremmo riaffermare i valori e renderli viventi, vorremmo cercare di rendere la gente consapevole perché oggi non vede più. Ci rivolgiamo alla popolazione, ai giovani, alle famiglie con questo decalogo di comportamento». Citando la favola di Biancaneve, la Mozzoni Crespi, ha aggiunto: «Quando prende la mela lucida, profumata, attraente che gli propone la strega, Biancaneve cade a terra c9me morta, ma poi arriva il principe azzurro e si alza. Lei, ministro Urbani, sarà questo principe azzurro?». «L'imbarazzo rasenta l'impossibile» ha sorriso Urbani parlando del ruolo di principe azzurro nel quale è stato messo e poi ha ringraziato il Fai per «aver indicato in dieci punti una nuova utopia verso la quale muoversi». In estrema sintesi, ha continuato Urbani, è come se il decalogo ci dicesse: «Fate in modo in tempi ragionevolmente brevi che il tesoro degli italiani sia custodito da 50 milioni di tutori. Più sono i tutori meglio sarà, anche con 50 per ora potremmo dichiararci soddisfatti e sapere che si stanno muovendo nella giusta direzione». Questi dieci punti per Urbani «sono importanti non tanto e non solo per quello che ripetono ma perché contengono alcune novità molto coraggiose: agire e progettare con responsabilità e rispetto (punto 3) e ancora più rilevante integrare il passato con il presente (punto 6)». Parlando poi del suo nuovo Codice per i beni culturali, Urbani ha spiegato: «Ho lavorato un anno abbondante per iniziare a mettere in campo rimedi adeguati e legittimi allo stato di malattia in cui continua a restare il paesaggio, ancora sottoposto a rischi di devastazione. Per la prima volta nel mio codice è tutelato come bene culturale. Abbiamo bandito la possibilità di ricorrere a un mostro: le autorizzazioni in sanatoria che ora non sono più possibili e tante mostruosità sono state fatte con questo strumento. Scampato pericolo anche con il ritiro della depenalizzazione dei reati contro il paesaggio». Il nuovo codice, che è sul sito dei Beni culturali (www.beniculturali.it), recupera anche la collaborazione tra Stato e periferia.