Il vice-sindaco Mauro Cutrufo ha posto una questione antichissima: quella cioè di chi debba avere «la piena disponibilità nella tutela dei beni cultural» di Roma. Questione che Leone X risolse affidandosi, nel 1519, ad un tecnico di nome Raffaello Sanzio il quale stilò, con Baldassar Castiglione, un vero e proprio «manifesto» della tutela contro «li profani e scelerati barbari» i quali «hanno atteso a ruinare templi antiqui, statue, archi et altri aedifici gloriosi» facendone calce. Raffaello esortava Leone X, «tassando vivo el paragone de li antichi, aguagliargli e superarli» con nuove e belle costruzioni. Altrove però, non «sopra» la Roma dei Cesari. Saggio consiglio, purtroppo non seguito, dopo il 1870. Con una montagna di guai per noi. «Manifesto» talmente lucido che un altro grande, Antonio Canova, lo riprese per Pio VII allalba dell8oo dando vita alla prima legislazione organica in materia. Sia Leone X che Pio VII erano sovrani temporali assoluti. Ma riconoscevano in pieno il consiglio e lautorità tecnico-scientifica di quei grandi. Le nostre norme (nazionali) attuali rimontano a loro: nel 1909 la legge Rosadi sulla tutela del patrimonio artistico, nel 1922 la legge Croce sulle bellezze naturali, nel 1939 le due illuminate leggi Bottai (che quelle precedenti recuperavano), nel 1948 la Costituzione che diede ai legislatori un punto fermo chiarissimo: «La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione» (art.9). La Repubblica: cioè anzitutto lo Stato, armonicamente con Regioni ed Enti locali. Tutela da esercitare secondo criteri nazionali, ovviamente. Quelli contenuti nel Codice per i Beni culturali e per il paesaggio varato da Rocco Buttiglione e soprattutto da Francesco Rutelli con la commissione Settis pochi mesi fa. Tutela nazionale quindi (con leccezione, ahinoi, della Sicilia, «regionalizzata» e massacrata) dove le Soprintendenze hanno un ruolo strategico, tecnico -scientifico, nellesaminare piani e progetti, nel rivederli, nellarmonizzarli, nel dire de: «no» vincolanti, spesso nel. trovare soluzioni adeguate. Una rete che il mondo ci ha sempre invidiato e «copiato». Roma, fra laltro, ha, dal 1907, anche una Soprintendenza Comunale (la sola in Italia riconosciuta dallo Stato), un omaggio che Corrado Ricci fece alla capitale dellantichità e della storia. Se queste competenze saranno ascoltate e usate con rigore, secondo legge e buon senso, soluzioni utili e compatibili si troveranno. Anche per le metropolitane sotterranee (che stanno a cuore a tutti, non solo al vice-sindaco Cutrufo, e che peraltro oggi, nel mondo, sono sostituite spesso da metrò leggeri, di superficie). Ma dare i pieni poteri in materia al sindaco di Roma e al consiglio comunale, vorrebbe dire sovvertire lidea stessa di Nazione. Non credo che il sindaco Alemanno voglia infilarsi in un simile ginepraio chiedendo «poteri speciali».
ROMA - Se Cutrufo invoca Raffaello Sanzio
Il vice-sindaco Mauro Cutrufo ha sollevato la questione della tutela dei beni culturali di Roma. Nel 1519, Leone X aveva chiesto il parere di Raffaello Sanzio e Baldassar Castiglione, che avevano redatto un manifesto per la tutela dei beni culturali contro i profani e i barbari. Raffaello aveva esortato Leone X a tassare i monumenti antichi e a superarli con nuove costruzioni. Questo consiglio è stato seguito da Pio VII nel 1800 e da altri sovrani temporali. Le norme attuali sulla tutela del patrimonio artistico e naturale sono state stabilite nel 1909, 1922, 1939 e 1948.
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