Le idee "LA Sopraelevata? Ma è bellissima!" ha commentato un mio giovane collega avvezzo a muoversi, come molti della sua generazione, tra Berlino, Rotterdam e Barcellona, di fronte allintervista rilasciata da Vittorio Sgarbi su Repubblica e in cui, ancora una volta, ha motivato la necessità di demolire la strada perché troppo "brutta". La cosiddetta "sopraelevata" genovese ciclicamente torna a far parlare di sé: "sopraelevata giù" o "sopraelevata su", secondo i media locali, sarebbe un tema che avvince i genovesi e che anima le discussioni nei bar ne più ne meno del menisco di Figueroa o dellultimo acquisto in difesa della Samp; lo testimonierebbero i pareri strappati ad illustri personaggi cittadini che con grande senso di responsabilità, considerata la gravità del tema, elargiscono perle di saggezza o pareri estetici estemporanei, questi ultimi a sentir loro dirimenti la querelle più di ogni altro aspetto. Largomento più visitato da sempre dai detrattori è quello della cosiddetta "barriera", visiva ed acustica, tra la città antica e lantistante area portuale. In realtà il tracciato della sopraelevata ricalca una linea di confine tra porto e città da sempre fisicamente definito in modo netto con muri, cancellate e varchi. Ciò non vuol dire evidentemente che quella condizione debba essere ripristinata in quanto "storica" - le città sono in continua trasformazione - ma sembra corretto precisare gli elementi obiettivi della questione: non di "città interrotta" dalla presenza di un manufatto arbitrariamente posizionato si tratta, piuttosto della versione più recente di un territorio di confine da sempre esistente tra le due anime della millenaria città-porto. Largomento è tornato alla ribalta dopo liniziativa dellAmministrazione Comunale di voler affidare la gestione della strada ad un gruppo privato con lobiettivo di reperire il denaro necessario per la sua manutenzione. Personalmente ho trovato liniziativa un "colpo dala" dellAmministrazione, in senso assoluto per il carattere inedito del provvedimento e in senso relativo perché in un tema connotato mediaticamente in modo sostanzialmente "negativo" o quantomeno "problematico", immette un elemento di positività e di fiducia nel futuro e, soprattutto, nella creatività della classe imprenditoriale anche di quella locale, solitamente tacciata di puntare solo sul "mattone". Non so se la sopraelevata sia "bellissima", come sostiene il mio giovane collega che ha costruito il suo senso estetico in un clima di internazionalizzazione delle esperienze che la mia generazione ha solo vagheggiato o osteggiato e in cui il fascino evocativo degli oggetti senza forma ha soppiantato la capacità comunicativa della forma degli oggetti; certo è che attualmente è necessaria e che per i prossimi dieci e quindici anni non ha alternative e solo quando queste - il tunnel sottomarino tra Calata Sanità e Calata Gadda - saranno qualcosa di più concreto di uno studio di fattibilità si potrà deciderne cosa farne. architetto