SCENA prima: Palazzo Reale, piano terra, mostra di Guccione. Quasi tutti i quadri del pittore siciliano esposti appartengono a collezionisti privati, che grazie a questa mostra allestita in uno spazio pubblico vedranno aumentare il valore anche economico delle loro opere. E vendere arte, sarà un caso, è il business dei due sponsor della mostra: la casa daste Finarte e la società Torcular, la quale (come spiega nel suo sito) «produce e commercializza grafica darte». Scena seconda: ancora Palazzo Reale, piano nobile, altra mostra della "Bella Estate" milanese promossa dal Comune: quella di Ligabue. Anche qui, la stragrande maggioranza dei quadri (fin troppi, tra laltro: qualche tigre e qualche autoritratto in meno avrebbero giovato al percorso, francamente ripetitivo) arriva da collezioni private. E in questo caso, lo sfruttamento commerciale dellesposizione pubblica da parte dello sponsor privato - sfruttamento che per Guccione è unipotesi - è già una realtà Produce la mostra il Centro studi e Archivio Ligabue, presieduto da un editore di Parma. Che però non si limita a studiare e archiviare il pittore, né a pubblicare volumi a lui dedicati, ma ne vende anche alcune opere. Nel piccolo corridoio che separa il banco di ingresso dalla prima sala, accanto alla leggendaria motocicletta cavalcata dal "Van Gogh padano" campeggiano alcune incisioni e un paio di autoritratti in bronzo, corredati dal cartellino del prezzo: da 800 a 1500 euro. Per molto meno, alcuni anni fa Flavio Caroli, allora responsabile scientifico delle mostre di Palazzo Reale, subì un duro attacco da parte di autorevoli colleghi. Gli contestavano di avere esposto in una mostra curata da lui (Il Cinquecento lombardo) troppe opere di provenienza privata e non tutte di sicura attribuzione. Che le amministrazioni pubbliche abbiano il diritto di farsi aiutare dai privati è fuori discussione. Ma se una mostra è promossa dal pubblico, e pubblico è lo spazio, il pallino in mano dovrebbe tenerlo lamministrazione. A Milano, invece, accade troppo spesso il contrario. Che il Comune lancia unidea - se e quando la lancia, perché non di rado è lo sponsor che sceglie lartista su cui scommettere - dopo di che abbandona il campo, e quello che prevale è linteresse del privato. La presenza di Sgarbi allassessorato alla cultura, se da un lato si è segnalata per leffervescenza, dallaltro ha aumentato questa poco limpida confusione di ruoli, del resto incarnata dallo stesso assessore-curatore-critico. Da questo punto di vista, il licenziamento di Sgarbi è loccasione per fare chiarezza. Che il Comune ritrovi orgoglio, dignità, eleganza. E che i privati tornino al loro posto. Importante, ma non a capo tavola.
PIEMONTE - La cultura invasa dal privato
La mostra "Bella Estate" milanese, promossa dal Comune, presenta la maggior parte dei quadri provenienti da collezioni private. Anche la mostra di Guccione, al Palazzo Reale, è stata allestita con la collaborazione di un privato, Finarte, e produce grafica darte. La mostra di Ligabue, invece, è stata curata dal Centro studi e Archivio Ligabue, che vende alcune opere. La mostra di Guccione è stata criticata per aver esposto troppe opere di provenienza privata e non tutte di sicura attribuzione. Il Comune di Milano è stato accusato di abbandonare il campo e di lasciare che l'interesse del privato prevale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo