Schio, Bassano, Piazzola e Padova nei prossimi mesi cercheranno di salvare il salvabile degli interventi cassati dai tagli della Finanziaria In Veneto del programma 2008 si salva solo la Fondazione Salce. Scarsi i margini di recupero Difficile capire, in un sabato di mezzo agosto, quali effetti avranno sugli interventi di recupero dei beni culturali del Vicentino e del Padovano i 3,6 milioni di tagli ai finanziamenti decisi dalla Finanziaria e resi noti ieri sul Gazzettino da un Giancarlo Galan piuttosto sconcertato: molti amministratori sono in vacanza o impegnati in missioni all'estero, ma per quelli rimasti a presidiare i rispettivi Comuni è stata una doccia gelata, nella consapevolezza che operazioni importanti, in molti casi già avviate, rischiano ora un rinvio a tempo indeterminato. Vediamo dunque i progetti che burocraticamente si definiscono "definanziati", partendo dal maggiore, il restauro del Teatro di Schio: l'edificio era stato inaugurato nel 1909, e si contava di arrivare al completamento dei lavori per il centenario. Attualmente il Teatro è agibile, ma esso può ospitare solo poche decine di spettatori, su seggiole mobili; per gli interventi di consolidamento della statica dell'edificio e di sistemazione dell'impiantistica (illuminazione e riscaldamento), lasciando gli interni al grezzo per preservarne il fascino antico, erano stati raccolti circa 6 milioni di euro, 3 milioni e 230mila dei quali messi a disposizione dalla Fondazione Cariverona, il resto dal Ministero dei Beni Culturali negli ultimi mesi della gestione Rutelli. E adesso? Buio totale. Spostiamoci a Bassano, dove i "definanziamenti" ("solo" 200mila euro) hanno colpito il Tempio Ossario, che ospita i resti di 5405 soldati caduti nella Grande Guerra. Proprio in preparazione della recente Adunata degli Alpini erano state evidenziate le pericolose magagne della struttura - infiltrazioni di umidità, cordoli pericolanti, rivestimenti cadenti - che rendevano necessari continui rattoppi: tanto che la Parrocchia di Santa Maria in Colle di fronte all'esplosione delle spese aveva deciso di cederne la proprietà allo Stato. Che in cambio aveva assicurato un quinto del milione di euro necessari per gli interventi di recupero: fino all'altro ieri... Si tratta ora di capire cosa si potrà fare con i fondi residui, che dovranno essere messi a disposizione da Comune, Regione e Ministero della difesa. Nel Padovano la scure ministeriale ha colpito in primis Piazzola sul Brenta, la cui Casa del fascio progettata dall'architetto Quirino de Giorgio (a cui Padova ha dedicato una mostra nei mesi scorsi) doveva diventare la futura biblioteca del paese, con annesso Auditorium. Costruito tra il 1938 e il 1941 il maestoso edificio, la cui struttura richiama quella di un tempio, con tanto di colonnato davanti, ha una storia piuttosto tormentata. Negli anni Cinquanta lo Stato, che ne è proprietario, cede la struttura alla locale parrocchia. Fino agli anni Settanta la Casa viene adibita a cinema, e a metà degli anni Ottanta la parrocchia cede l'opera all'Istituto per il sostentamento del clero di Vicenza. Nel 2002 l'Istituto si accorda con il Comune: restaurerà l'edificio in cambio di un affitto. Ma il patto risulta, alla fine, troppo oneroso. Così, nel 2006, il Comune di Piazzola sul Brenta acquista l'immobile (che, ad eccezione di un bar, è vuoto dal 1979) per circa 600 mila euro, e parte l'operazione ristrutturazione. Ora improvvisamente arenata. Infine il Castello dei Carraresi, che con il Palazzo della Ragione e la Cappella degli Scrovegni è uno dei simboli dell'identità padovana, così come si è venuta costituendo tra il XIII e il XIV secolo. Fortezza al tempo di Ezzelino, con i Carraresi diventa una specie di seconda corte della Signoria. L'impianto originario del 1200 è tuttora perfettamente visibile, si sviluppa lungo le mura medioevali con l'ingresso da Piazza Castello e comprende la torre della Specola. Il grande intervento di trasformazione del complesso fu eseguito dal Danieletti nel 1807, quando la struttura fu adeguata a casa di pena e passò di competenza nel dopoguerra del ministero di Grazia e Giustizia. Dismesso da carcere nel 1991, il Castello è passato al ministero dei Beni culturali . Si trova al centro di un grandioso progetto di recupero che alla fine dovrebbe costare intorno ai 20 milioni di euro e trasformarlo in un museo. Meglio: in una "fabbrica della cultura" padovana. Il caso di questo finanziamento è diverso dai tre precedenti, anche se come quelli fa riferimento alla medesima fonte, gli "avanzi" della legge finanziaria del 2006, che hanno premiato con 845mila euro anche la Fondazione Salce di Treviso, unico intervento risparmiato dalle forbici di Tremonti. Ma mentre i restauri di Schio, Bassano e Piazzola erano inseriti nel programma di lavori del 2008, pesantemente decurtati dalla Finaziaria, quelli destinati al Castello fanno parte del programma del 2007, in gran parte salvaguardati: solo che i fondi padovani non sono stati ancora impegnati giuridicamente. La Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto, sia pure con qualche ritardo a causa della cronica carenza di personale, aveva praticamente ultimato la pratica, ma il rischio che ora vengano sottratti dal Governo è molto concreto. La questione che si pone adesso è semplice: è possibile che una mobilitazione politica, come quella suggerita a lato dall'ex parlamentare Andrea Colasio, faccia ripristinare i finanziamenti perduti e salvaguardi quelli in bilico, del Castello padovano? Tecnicamente sì, perchè i tagli del Ministero delle Finanze sono stati stabiliti su basi quantitative complessive, quindi un recupero potrebbe avvenire, seppure a scapito di altre regioni. Altrimenti le richieste saranno ripresentate il prossimo anno, con quali speranze però non si sa. E soprattutto scalzando altri interventi programmati. Sergio Frigo (hanno collaborato Léon Bertoletti e Vittorino Bernardi)