Polemiche in corso Vittorio Emanuele, Galleria e via Dante sui locali senza stile. «Così i turisti bocciano Milano» Fuorilegge i dehors di bar e ristoranti. «Arredo urbano e colori, è caos». Multe in arrivo Milano, città del design. Ma la cartolina dei bar e ristoranti dal Castello a San Babila è un paesaggio da tavolino selvaggio, che si «infischia» del piano «qualità urbana» del Comune. Fioriere una diversa dall' altra, lavagne dei menù in mezzo alla passeggiata, dehor oltre il limite dei 4 metri sulla strada. «Un' infilata di infrazioni al regolamento» dicono in Comune: «Negli ultimi dieci anni s' è perso il controllo». E ora? «Si riparta da un punto di forza di Milano: il design» è la proposta di Maurizio Ribotti, ad di DesignPartners e organizzatore del Fuorisalone del mobile. Ma intanto sono liberi tutti nella metropoli dei grandi designers. Decoro in centro, è caos. «Dehors fuorilegge» Via Dante e corso Vittorio Emanuele: troppi colori. Scontro sui tavolini in Galleria. «In arrivo le multe» Bar e ristoranti decidono l' arredo dei gazebo in autonomia. L' assessore Cadeo: saltate tutte le regole di stile L' ultimo arrivo è un' imitazione. Finte «Dr. No», seggiole simil-Philippe Starck schierate ai tavolini di corso Vittorio Emanuele, modelli fuori norma spacciate per buone (con i braccioli!). Eppure, il depliant allegato ai permessi dehor di bar e ristoranti è restrittivo: solo sedie originali marchio Kartell, in tre colori, tonalità di verde, giallo e arancione. E invece: ecco le varianti bianche e beige («Antico ambrosiano» e «Bar Ba»), all' ombra di tende qui panna e lì coi merletti neri. «Non c' è ordine né decoro» attacca l' assessore all' Arredo urbano, Maurizio Cadeo: «Sono saltate le regole di stile dell' isola pedonale in centro». In via Dante, per dire, le seggiole dovrebbero essere verdi e bianche, con lo schienale di vimini intrecciato: da «Garbagnati» e «La voglia» sono beige, marroni al bar Duomo angolo via Mercanti. L' assessore avvisa i commercianti: «Controlli e multe a chi non si mette in regola». Ne va della prima immagine di Milano ai turisti: «Non possiamo permettercelo». Liberi tutti nella città del design. La cartolina dal Castello a San Babila è un paesaggio da tavolino selvaggio: fioriere una diversa dall' altra, cocci di vasi rotti, lavagne dei menù in mezzo alla passeggiata, dehor oltre il limite dei 4 metri sulla strada (in via Dante). «Un' infilata di infrazioni al regolamento» dicono in Comune: «Negli ultimi dieci anni s' è perso il controllo». E ora? «Si riparta da un punto di forza di Milano: il design» è la proposta di Maurizio Ribotti, ad di DesignPartners e organizzatore del Fuorisalone del mobile: «Serve un progetto dal basso, spinto dai commercianti, per rinnovare l' immagine del centro e dare valore al primo percorso turistico della città, con soluzioni e installazioni anche temporanee, che seguano il gusto del presente, senza invecchiare». In fondo, anche zona Tortona è nata così. Il piano della qualità urbana del Comune, intanto, sarà pronto a settembre. «Stiamo rivedendo gli ultimi dettagli». Dopodiché, va in giunta. Ci lavora Cadeo, affiancato da una squadra di architetti. Le linee guida del restyling nel centro? «Nuove postazioni per edicole e chioschi, lotta agli abusivi, fiori, panchine e pavimentazione in granito nelle via circostanti». Pietra nobile, da salotto buono. E qui si arriva in Galleria. In attesa dell' appalto per il restauro (il primo bando è andato deserto, il secondo chiude a settembre), il Comune vuole ridisegnare i dehor. «Colore e stile unico per sedie e tavoli di bar e ristoranti. Ora via al dialogo con l' Unione del commercio». Una risposta già arriva dal delegato al territorio dell' associazione, Giorgio Montingelli: «Progetto impossibile. L' arredamento esterno è corredato a quello interno dei locali». Inimitabile. Stella Armando Pagina 3 (23 agosto 2008) - Corriere della Sera