Dopo dieci giorni dalla relazione della «commissione dei saggi», ancora non è sedata la polemica sulla vicenda del parcheggìo del Pincio, che non solo rischia di diventare un referendum tra ambientalisti da una parte e ingegneri dall'altra, tra chi vorrebbe una città monumentale pressoché immobile e chi asfalterebbe anche il Tevere, come recitava un noto film di Carlo Verdone, ma di andare oltre i confini della Capitale. L'ennesimo colpo di scena arriva dai Verdi con l'ex deputato ed ex assessore alla Regione Lazio, Angelo Bonelli che annuncia di «aver inviato un esposto all'Unione europea e all'Unesco per chiedere un'ispezione e un intervento per il parcheggio del Pincio. Il Pincio è un tesoro ricco di archeologia, storia e cultura e per questo - aggiunge Bonelli - i lavori per la costruzione del parcheggio vanno assolutamente fermati». Poco prima, invece era stato l'ex assessore all'Urbanistica e ora deputato del Pd, Roberto Morassut a scendere in campo per difendere la realizzazione del parcheggio e definendo l'intera vicenda «una patetica telenove-la». Risponde a tono, prima il sottosegretario ai Beni culturali, Francesco Giro, ribadendo la salvaguardia dei ritrovamenti e dunque la linea della fattibilità dell'opera; poi spetta al presidente della commissione Cultura del Comune, Federico Mollicone (Pdl) l'affondo politico. «È singolare vedere come l'ex maggioranza di centrosinistra continua a dividersi su tutto e in particolare sul parcheggio del Pincio, il cui progetto è stato varato durante la giunta Veltroni Mentre Morassut, già assessore all'Urbanistica, difende il progetto, l'Unità di Soni spara a zero sull'opera. In ultimo, i Verdi di Bonelli dichiarano di aver inviato un esposto all'Ue e all'Unesco per non far partire i lavori del parking. Ma dov'erano queste forze politiche del centrosinistra - continua Mollicone -quando il progetto è stato approvato in consiglio comunale?». Domanda alla quale qualcuno dovrebbe iniziare a dare risposta. Sus. Nov.