Le polemiche dopo lassegnazione del "Tomasi di Lampedusa" a Sanguineti Perché non destinare i cospicui cachet destinati ai vari vincitori a unopera di bene come listituzione di biblioteche pubbliche? Questestate mi ero ripromesso di rompere gli indugi, di abbandonare ogni cautela indotta dalla prudenza (è sempre buona cosa evitare di polemizzare con i colleghi, tanto più se si è in posizione di minorità) e di licenziare il mio veemente articolo contro i premi letterari siciliani. Avrei voluto scrivere della loro marchiana inutilità, della ritualità pacchiana che li caratterizza, per quanto figurino nel novero degli organizzatori e dei giurati critici e intellettuali di provato valore (ma il discorso, comè evidente, sarebbe stato estendibile allambito nazionale). Avrei maliziosamente accennato ad autorevoli membri di giuria che premiano se stessi, come pare sia accaduto in passato; avrei malignato sui convegni che accompagnano ogni edizione del premio Mondello, con la solita compagnia di giro di scrittori e critici che, una volta allanno, a spese del contribuente (e del correntista del fu Banco di Sicilia) abbandona la consueta trattoria romana per dissertare di letteratura al cospetto di monte Pellegrino e di un pubblico sempre uguale a se stesso, se non fosse, edizione dopo edizione, sempre più sparuto. Ma non avrei auspicato, come sarebbe stato facilmente prevedibile, la loro soppressione, invocando una diversa allocazione per i finanziamenti pubblici che gli enti locali destinano annualmente, in nome della cultura, alla celebrazione dei nostri prestigiosi fescennini letterari: troppo facile, troppo banale. E daltro canto, una volta stornati dai premi, quei soldi già spesi male sarebbero di certo stati spesi peggio, ben conoscendo la sensibilità civile dei nostri amministratori: la minaccia di iniziative culturali alternative come una sagra del ficodindia o un trofeo di miss maglietta bagnata, in sostituzione della raffinata manifestazione letteraria, si sarebbe fatta incombente. No, avrei piuttosto proposto di devolvere, per almeno ventanni, il cospicuo ammontare che ogni vincitore del Mondello, del Lampedusa, del Vittorini, incassa tra gli applausi festosi del cortese pubblico intervenuto alla cerimonia, nonché il cachet dei presentatori televisivi, paratelevisivi e affini (perché ci sono anche quelli) e finanche il gettone dei giurati, ove fosse previsto, ad unopera di bene: listituzione di biblioteche. Proprio così: una specie di Live aid della letteratura siciliana, destinato a rimpinguare lesangue patrimonio librario delle civitas isolane, a costruire sale di lettura e consultazione per adulti e per bambini, a promuovere la lettura e la fruizione dei testi tra la popolazione, senza distinzione di età o di censo. ù In una terra che di fatto frustra sistematicamente luso civico del patrimonio librario quando non lo ignora del tutto, nella quale la percentuale degli acquirenti di libri oscilla tra il 2 e il 3 per cento della media nazionale, mi sembrava una proposta di mero decoro civile, quandanche, mi rendo conto, un po pomposa, inevitabilmente retorica. E utopistica, certamente: difficilmente gli insigni letterati giungerebbero quaggiù senza la promessa di un soggiorno in un cinque stelle, di una adeguata libagione e di un cospicuo assegno, malgrado la nobile causa della beneficenza a una regione da terzo mondo, quanto a servizi di base e offerte culturali (gli scrittori, si sa, sono molto più venali delle rockstar). Ma tuttavia da sostenere con coraggio. Finalmente, dicevo, questestate ero pronto a farmi coraggio e a buttare giù il mio editoriale indignato. Ma il fiorire, sulle pagine dei quotidiani nazionali, delle polemiche suscitate dallassegnazione del premio letterario Tomasi di Lampedusa per la poesia a Eduardo Sanguineti (nella foto), mi ha indotto a ricredermi. Fogliate intere dedicate al fatto - a quanto pare clamoroso - che si gratificasse lesponente del Gruppo 63 con un riconoscimento intitolato a un autore da lui stesso, e dai suoi sodali della Neoavanguardia, a suo tempo bistrattato. Perfino il buon Leone de Castris, decano della critica marxista, si è sentito in dovere di dire la sua a proposito del riconoscimento tomasiano tributato allautore di "Laborintus". Neanche il Nobel per la pace a Kissinger aveva sollevato un tale vespaio. Annichilito da una tale mole di discettazioni praticamente fondate sul nulla, basito davanti alla rinnovata propensione dellintellighenzia nazionale a rimestare sempre le solite quattro polemicuzze culturali vecchie di mezzo secolo, ma soprattutto ammirato da come, praticamente da ferma, per sola forza inerziale, la letteratura siciliana possa far parlare di sé e dare nuovo (si fa per dire) lustro allIsola intera, ho ritenuto di dover desistere. Tutto sommato, ho pensato, se la notizia dellassegnazione di un premio letterario siciliano può occultare, oltre lo Stretto, le controversie del nostro governatore col fantasma di Garibaldi o la proposta di privatizzare la Valle dei Templi - giusto per rimanere in ambito culturale - , evitandoci così fastidiosi imbarazzi, abolirlo sarebbe una pessima idea. E pazienza per le biblioteche pubbliche: chissà, magari qualche premiato, mosso dalla gratitudine per la nostra munificenza, vorrà donarci, prima di passare a miglior vita, il proprio patrimonio bibliografico.