Il potere economico si è spostato dagli Usa a Mosca. Per capirlo basta entrare nella sede di Christie's. Per questo i candidati alla Casa Bianca promettono senza sosta di ridare valore al biglietto verde NEWYORK La Storia ha cambiato direzione una mattina del febbraio 2004 a Manhattan. Quel giorno fu chiaro che il mondo avrebbe avuto nuovi attori, che gli Stati Uniti non sarebbero stati più l'unico protagonista e che la Russia era tornata, ben prima di invadere la Georgia o di minacciare di lasciare l'Europa al freddo. Quel giorno non ci fu nessun attentato e nemmeno un voto epocale alle Nazioni Unite, ma nella sede di Sotheby's l'oligarca russo Victor Vekselberg si comprò per oltre cento milioni di dollari nove "uova Fabergé" che appartenevano alla famiglia Forbes. La più grande collezione privata di pezzi unici in oro e pietre preziose, che gli Zar regalavano a Pasqua, lasciava New York per tornare a Mosca. Per raccontare lo smarrimento dell'America di fronte al dollaro debole, ai nuovi ricchi arabi, russi e cinesi che si comprano grattacieli, fabbriche e pezzi di Wall Street, ai turisti con il portafoglio pieno di euro che fanno shopping senza sosta si può anche non andare a parlare con un professore di economia o di relazioni internazionali ma usare un punto di vista completamente diverso. Per capire perché i candidati alla Casa Bianca promettono di riportare gli Stati Uniti al centro dell'economia mondiale e di ridare potere al biglietto verde si può entrare in uno dei palazzi simbolo di New York, il Rockefeller Center, e salire in un ufficio dove ai muri sono appesi quadri di Gauguin e Braque. Edward Dolman naturalmente parla del mondo dell'arte, è uno degli uomini che conosce meglio il mercato, le sue quotazioni, la geografia della ricchezza e del potere del pianeta. Da quasi nove anni guida la casa d'aste Christie's, che nei primi sei mesi di quest' anno ha battuto tutti i record con vendite per tre miliardi e mezzo di dollari e una crescita del 10 per cento sul 2007. «Guardando la storia del mercato d'arte - spiega - si vede chiaramente come è cambiato nei secoli il potere economico, il passaggio dall'Europa agli Stati Uniti nel Novecento, il boom del Giappone alla fine degli anni 80, e ora lo spostamento verso la Russia, la Cina e il Medio Oriente. La vendita di grandi opere d'arte si allontana dagli Stati Uniti e prende altre direzioni. A giugno per la prima volta abbiamo venduto una grande collezione d'arte americana a Londra invece che a New York. Londra è forse più importante perché lì i compratori russi si sentono più a loro agio». Dolman è inglese, ha 48 anni, il ciuffo rossiccio, ha studiato economia, storia, arte ed è stato una promessa del rugby britannico. La sua vita già spiega come sia cambiato il potere economico: prima viaggiava tra gli Usa e Londra, oggi vola a Dubai e Hong Kong. Sono i nuovi mercati a spiegare l'anno d'oro per le aste. «Onestamente speravamo di mantenere i livelli record raggiunti negli ultimi due anni e pensavamo che il 2008 sarebbe stato più difficile, data la situazione di crisi economica. Ma questi primi sei mesi sono stati straordinari e ci hanno confuso. Non ci troviamo però di fronte a una bolla speculativa come sostengono alcuni, quello che sta succedendo nel mercato è il risultato di due cambiamenti: la provenienza dei nuovi clienti e il tipo di ricchezza che hanno, che non è comparabile con quella che conoscevamo. E poi c'è un grande cambiamento di gusti: un calo dell'interesse per le opere del tardo 19esimo secolo e del l8esimo secolo e l'attenzione al moderno e al nuovo. Questo significa che ci sono un alto numero di oggetti, perché se la disponibilità di impressionisti è molto limitata, è invece molto più grande perle opere di arte contemporanea». In questi mesi ci sono state vendite a cifre esorbitanti, come la donna sdraiata sul divano di Lucian Freud battuto proprio da Christie's per più di 33 milioni di dollari. Sembra impossibile pensare che i prezzi possano salire ancora. «E invece accadrà, perché ci sono molte persone che cercano le stesse opere e che hanno molti più soldi di quelli che vedevamo prima. E non sono speculatori: ma compratori che stanno creando le loro collezioni, che stanno costruendo musei in Russia, in Oriente e nei Paesi arabi e hanno deciso di investire enormi somme per costruire grandi gallerie». Sono gli stessi che comprano le squadre di calcio in Inghilterra, i grattacieli a Manhattan, le ville in Costa Smeralda e pezzi di Wall Street. «I nostri nuovi clienti vengono non solo da Russia e Cina, ma anche da Sud America, Medio Oriente e india. Certo, vendiamo ancora in America e in Europa, ma non più come prima: se in Occidente c'è crisi, in altre regioni del mondo si sente la forza del petrolio, del boom delle materie prime e non si sa cosa sia la recessione. Ma sarebbe sbagliato trattarli come nuovi ricchi, i russi hanno una forte tradizione di collezionismo: basta andare all'Hermitage o al museo Puskin di Mosca per rendersene conto. Così penso che questi valori reggeranno e tra dieci anni ci saranno molte opere che si venderanno a 80 milioni di dollari senza più stupore». Il re del mercato è il magnate russo Roman Abramovich, con lui Dolman condivide la passione per la squadra di calcio del Chelsea: «Quando hai clienti come lui, ne basterebbero un paio all'anno sui quale costruire. Non è gente che va e viene, sono una cinquantina nel mondo e fanno la differenza». Ma dove è finito il vecchio mondo dei collezionisti occidentali? «Hanno cominciato a vendere. Si rendono conto che sono in competizione con gente che può spendere di più e hanno cambiato il loro modo di pensare: invece di comprare guardano alle loro collezioni e vendono alcuni pezzi per molti più soldi di quelli che avrebbero mai immaginato». Il mercato non premia solo la pittura e la scultura contemporanea, ma i gioielli, le opere d'arte orientali, le ceramiche e in particolare le porcellane del 18esimo e 19esimo secolo prodotte nei laboratori dell'imperatore a Pechino. Pezzi unici, icone che prima abitavano solo nelle case dei miliardari americani e europei e oggi si redistribuiscono nel mondo. «Una delle cose più interessanti che sta accadendo è il comportamento del governo di Pechino, che vuole tornare in possesso dei grandi capolavori cinesi che erano stati venduti all'estero secoli fa e lo fa partecipando alle aste pubbliche». Ma l' operazione che ha dato la più grande soddisfazione a Dolman è americana: «E' stata la vendita della "Madonna Stroganoff", un capolavoro del 1300 di Duccio di Buoninsegna, al Metropolitan Museum nell'autunno del 2004. La cosa speciale è prendere un quadro così da una collezione privata e metterlo davanti al mondo. Ora tutti possono vederlo». In questa rivoluzione che sta cambiando il mondo e i suoi rapporti di forza, che inquieta l'America e il suo futuro, secondo Dolman c'è spazio anche per l'Italia: i nuovi compratori andranno sempre più sulle opere di Fontana, ma anche su Manzoni e Burri e sull'arte povera a partire da Pistoletto. Ma anche noi saremo tra quelli che vendono e non tra i compratori. Il mercato dell'arte 3,1 mld Le vendite della casa d'aste Christie's International nel primo semestre del 2008 10 L'aumento del mercato globale dell'arte nel primo semestre del 200e rispetto allo stesso periodo dello scorso arino 63 L'aumento delle vendite in Asia rispetto all'anno scorso 284 min Il record di vendite per un'asta europea realizzato il giugno scorso a Londra dall'asta d'arte moderna e impressionista DUCCIO DI BUONINSEGNA La Madonna Stroganoff , ultimo Duccio in mani private, è stato comprato dal Metropolitan nel 2004 UOVO FABERGÉ Nel 2004 la collezione Forbes di Uova Fabergé è stata acquistata da un russo per 100 milioni di dollari DAMIEN HIRST The Physical Impossibility of Death di Hirst è stata venduta nel 2003 a un collezionista del Connecticut FRANCIS BACON Con 86,2 milioni di dollari, il Trittico del '76 di Bacon è stata l'opera contemporanea più pagata a un'asta
la Repubblica
22 Agosto 2008
✓ Entità verificate
L'ultimo ko dell'America i tesori d'arte ora vanno all'estero
MA
Mario Calabrese
la Repubblica
Artista / Persona
Bene culturale
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