Il critico d'arte ha già incontrato due volte il sindaco Paroli cui ha illustrato il suo progetto per le future stagioni espositive bresciane . La formula: non un solo demiurgo ma un comitato di tre saggi, più fondi privati e meno soldi della Loggia Il dopo Goldin? Per le grandi mostre d'arte della Leonessa sembra prospettarsi un'era nuova, firmata Vittorio Sgarbi. E non solo. Già, perché il modello concepito dal noto critico ferrarese si annuncia come un'autentica rivoluzione rispetto a quello del «golden boy» di Treviso: niente più monopoli, né nella ideazione delle mostre, né sul fronte sponsor. Più spazio a fondi privati, a dimezzare la spesa per le casse della Loggia, e introduzione di un «comitato» di saggi, presieduto dallo stesso Sgarbi, cui spetterebbe la cura delle esposizioni dedicate all'arte moderna, affiancato poi da uno specialista della contemporaneità - ruolo per il quale lo stesso Sgarbi avanza il nome di Giorgio Cortenova, ex direttore di Palazzo Forti, a Verona - e un esperto di archeologia, che potrebbe essere Alain Elkann, attuale presidente del Museo egizio di Torino. RUMORS. I «rumors» milanesi da qualche settimana davano per imminente l'approdo a Brescia dell'istrionico studioso che a fine luglio ha lasciato l'incarico di assessore alla Cultura del Comune medeghino, e che pur conservando il ruolo di primo cittadino di Salemi (Trapani), torna sulla piazza delle grandi esposizioni, con una faretra piena di frecce. LA CONFERMA. E quando si chiede al diretto interessato, se l'arco cui spetterà il compito di scoccarle sarà proprio quello bresciano, Sgarbi non ha esitazioni. «Credo sia già un dato sicuro. Sto negoziando con il Ministero un ruolo più generale per i musei di tutta Italia, ma mi sono già dichiarato disponibile al sindaco Paroli per venire a Brescia». E in effetti, gli incontri tra Sgarbi e il primo cittadino sono già stati un paio, «l'ultimo una ventina di giorni fa» assicura il critico. SU GOLDIN. La nuova Amministrazione, del resto, fin dalle prime ore del mandato, aveva iniziato a muoversi per gettare le fondamenta del «dopo Goldin». Al lavoro di quest'ultimo, lo stesso Sgarbi guarda con apprezzamento, rivelando tra l'altro di esserne stato a suo tempo uno «sponsor». «Goldin ha fatto buone cose. E' stato mio allievo, e non ho mai accettato la demonizzazione che ne è stata fatta, con l'accusa di essere troppo commerciale. Le sue mostre - già prima a Treviso e poi a Brescia - sono state di qualità molto elevata. La quantità poi era assicurata dalle sue grandi doti manageriali. L'unico difetto come critico che gli può essere attribuito è quello di eccedere nella retorica, nella poesia sotto il profilo della scrittura. Ma sono dettagli». Certo poi la differenza hanno contribuito a farla anche le ingenti risorse economiche: «Ne aveva a disposizione più lui di me che pure sono stato assessore a Milano». QUELLA RIUNIONE. E proprio Sgarbi, racconta lui stesso, sostenne il «golden boy», in rotta con la marca trevigiana consigliandolo vivamente all'allora sindaco Corsivi. E rievoca una riunione d'altri tempi «cui prese parte tra gli altri Tino Bino, il quale mi rifilava calci sotto il tavolo. Tutti si aspettavano infatti che io mi opponessi all'arrivo di Goldin a Brescia, invece, io dissi a Corsini che pure aveva già di fatto deciso - che mi pareva la persona giusta: Brescia aveva bisogno di farsi conoscere, e io sostenni la candidatura di Goldin». IL CASO «VERONA». Un cenno va anche all'operazione Verona, progettata sempre da Goldin che contava di «portarvi» il Louvre, e poi sfumata: «Poteva essere più interessante portare Verona al Louvre che viceversa», ma certo accogliere opere del primo museo di Francia per il capoluogo scaligero «poteva essere come avere per testimone di nozze George Clooney». «IL LETTO CALDO». A Goldin in ogni caso, secondo Sgarbi, «va reso onore per aver lasciato a Brescia un 'letto caldo". Ho detto a Paroli che ora serve mantenerlo tale, prima che si raffreddi e accada quel che è successo a Treviso. Non serve che si investano sei milioni di euro di soldi pubblici. Ne bastano tre, e gli altri tre vanno reperiti presso privati. Poi serve partire subito con una serie di attività che non facciano venire in mente al pubblico che si è creato un vuoto. Dal 2009, dopo l'ultima esposizione di Goldin, vanno realizzate mostre che diano l'idea di una continuazione». IL TRIUMVIRATO. Continuazione sì, continuità fino ad un certo punto. Già, perché la formula proposta da Sgarbi al sindaco Adriano Paroli, impone una rivoluzione sotto il profilo gestionale. «Non immagino un unico demiurgo, ma un comitato di tre persone, tre saggi che stilino un piano: io - in veste di presidente o comunque di referente principale per l'arte moderna, per l'arte contemporanea Giorgio Cortenova, che non vedrei come direttore di museo, ma piuttosto come propositore di idee, vista la buona intelligenza critica, superiore alla capacità manageriale, ed un esperto di archeologia, da individuare, ma che potrebbe essere Alain Elkann, cui spetterebbe il compito anche di valorizzare i ritrovamenti bresciani». PIÙ PRODUTTORI... La ricetta di Sgarbi non si esaurisce qui. Anche sul piano economico, si parla al plurale. «Vorrei portare a Brescia il modello milanese che prevede una fiche alta del Comune, magari di un milione e mezzo, e poi fondi di diversi produttori che siano in concorrenza, che si sentano in gioco. Per la mostra di Francis Bacon - esemplifica Sgarbi - avevo a disposizione 200mila euro, mentre due milioni di euro sono giunti dagli sponsor». Insomma, servono «tre o quattro produttori, non un monopolio». E non dovrebbe essere difficile trovarne per Brescia, «visto che ora è una piazza appetibile, ben avviata, in cui potrebbero entrare anche finanziatori che fino ad ora sono stati tenuti fuori». ...UN FUNZIONARIO. «Serve da ultimo un funzionario serio e capace, come Piraina a Milano, in grado di muovere bene la macchina. Ma qui spetterà a Paroli individuarlo». A SETTEMBRE. La partita per Brescia, secondo Sgarbi, è alle battute conclusive. «Chiuderemo a settembre. Io ho illustrato la mia proposta, che può essere limata, ma poi non troppo, non vedo alternative. Se la soluzione piacerà bene, altrimenti a me il lavoro non manca».